Francesco Dimino rompe il silenzio: «Hanno colpito la mia dignità». Non si dimette e annuncia azioni legali contro Calogero Bono

dimino francesco 2026

Due giorni dopo le accuse sollevate in consiglio comunale sui contributi assegnati all’associazione Terre di Dedalo, l’assessore al Turismo e alle Attività produttive respinge ogni addebito, parla di allusioni e attacchi personali e affida il caso ai propri legali.

A due giorni dalle pesanti accuse lanciate in consiglio comunale dal consigliere di Fratelli d’Italia Calogero Bono, l’assessore comunale al Turismo e alle Attività produttive Francesco Dimino rompe il silenzio e passa al contrattacco. Al centro della vicenda ci sono alcuni contributi assegnati dal Comune all’associazione Terre di Dedalo, un caso politico esploso durante una seduta pubblica dell’aula consiliare, nella quale Bono aveva sollevato dubbi su presunti conflitti d’interesse, chiedendo le dimissioni dell’esponente della giunta. Nel suo intervento pubblico, Dimino difende con fermezza il proprio operato e, soprattutto, la propria reputazione personale, annunciando di avere già avviato contatti con i legali per tutelarsi nelle sedi opportune. «Mai avrei immaginato di dover difendere pubblicamente la mia dignità», afferma l’assessore, spiegando di avere vissuto giorni particolarmente difficili dopo il dibattito consiliare. «Una cosa è criticare l’operato di un assessore, un’altra è mettere in discussione la persona», aggiunge, accusando chi ha sollevato il caso di avere oltrepassato il confine della legittima dialettica politica. Dimino entra quindi nel merito della vicenda che riguarda i tre affidamenti all’associazione Terre di Dedalo. Secondo l’assessore, si tratta di procedure analoghe a quelle utilizzate per numerose altre associazioni che hanno partecipato al cartellone estivo degli eventi cittadini, presentando progetti, realizzando iniziative pubbliche e successivamente rendicontando le spese sostenute. «Sembra quasi che il Comune abbia regalato dei soldi a questa associazione, ma la verità è diversa», sostiene Dimino, evidenziando che gli eventi sono stati regolarmente organizzati e che tutta la documentazione richiesta sarebbe stata prodotta secondo le procedure previste. L’esponente della giunta individua il nodo della polemica nella presenza, all’interno dell’atto costitutivo dell’associazione, di persone a lui vicine. Un elemento che, secondo quanto riferisce, sarebbe stato utilizzato per costruire un caso politico. «L’unica differenza rispetto ad altre associazioni è che nell’atto costitutivo figurano persone a me vicine che da tempo non fanno più parte dell’associazione», afferma, precisando che non vi sarebbe stato alcun illecito né alcuna irregolarità nella gestione dei contributi. Particolarmente duro il passaggio rivolto direttamente al consigliere Bono. Dimino accusa l’esponente di Fratelli d’Italia di avere rappresentato la vicenda in maniera parziale e di avere lasciato spazio a insinuazioni sulla sua persona. Tra le contestazioni più gravi, quella relativa all’affermazione secondo cui sarebbe stato lui stesso a costituire l’associazione. «Io non ho mai fatto parte di questa associazione. Questa cosa è palesemente falsa», dichiara. Da qui la decisione di reagire sul piano legale. «Per tutelare me stesso e la dignità dei miei familiari ho contattato i miei legali, perché credo che il dibattito a Sciacca abbia superato ogni limite», conclude l’assessore. La vicenda, che ha già acceso uno scontro politico particolarmente aspro, si trasferisce adesso anche sul terreno giudiziario. Mentre l’opposizione continua a chiedere chiarimenti sui rapporti tra l’assessore e l’associazione destinataria dei contributi, Dimino respinge ogni accusa e si prepara a difendere la propria immagine nelle aule di tribunale. Una polemica destinata a continuare ad animare il confronto politico cittadino nelle prossime settimane.

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