Aica lancia l’ultimatum: “Settantadue ore per ridare acqua all’Agrigentino” - Corriere di Sciacca

Aica lancia l’ultimatum: “Settantadue ore per ridare acqua all’Agrigentino”

Sede AICA ad Agrigento

Documento durissimo contro Siciliacque: emergenza fuori controllo, rischio collasso per un’intera provincia

Il conto alla rovescia è partito: 72 ore per evitare che l’Agrigentino sprofondi in una crisi idrica senza precedenti. Con un atto definito “di massima urgenza e gravità istituzionale”, datato 31 maggio 2026, l’Azienda Idrica Comuni Agrigentini ha notificato a Siciliacque una diffida formale che suona come un ultimatum: aumentare immediatamente la fornitura d’acqua o assumersi la responsabilità di un disastro annunciato. Il documento, firmato dal direttore generale Francesco Fiorino, dalla presidente del CdA Danila Nobile e dal presidente dell’assemblea dei sindaci Salvatore Di Bennardo, denuncia una situazione ormai al limite. Le richieste avanzate nei tavoli tecnici – sostiene Aica – sono rimaste lettera morta, senza alcun riscontro operativo. Un silenzio giudicato “inaccettabile” e contrario ai principi di leale cooperazione istituzionale, mentre la domanda estiva cresce e la provincia è già in pieno stress idrico. Aica ricorda che l’acqua non è una variabile negoziabile: è un bene essenziale, legato alla salute pubblica, alla dignità delle persone e alla sicurezza del territorio. Lasciare a secco l’Agrigentino significa mettere a rischio ospedali, strutture fragili, scuole e migliaia di famiglie. Per questo l’azienda ha fissato un termine perentorio: tre giorni. Se Siciliacque non aprirà i rubinetti della risorsa aggiuntiva, Aica è pronta a muoversi “su tutti i fronti”, avviando azioni giudiziarie, cautelari e amministrative a tutela degli utenti. La tensione è tale che la diffida è stata inviata anche alle massime autorità politiche e giudiziarie dell’isola: procure di Agrigento e Palermo, prefettura, Arera. E ora la palla passa a Palermo. I sindaci agrigentini hanno chiesto al presidente della Regione, Renato Schifani, e al Dipartimento Acque e Rifiuti di valutare poteri sostitutivi e misure straordinarie, fino al commissariamento della gestione sovrambito in caso di ulteriore ostruzionismo.

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