Agrigento, Arnone assolto: «Il fatto non sussiste». Si chiude dopo dieci anni il caso sull’estorsione alla collega
Il giudice Coffari proscioglie l’ex avvocato: caduta anche l’ultima accusa rimasta in piedi dopo l’arresto del 2016.
A dieci anni dal clamoroso arresto in flagranza, il tribunale di Agrigento ha assolto l’ex avvocato Giuseppe Arnone dall’accusa di violenza privata «perché il fatto non sussiste». La sentenza, emessa dal giudice monocratico Manfredi Coffari, chiude definitivamente la vicenda che nel 2016 portò Arnone in carcere dopo la consegna di assegni per 14 mila euro da parte della collega Francesca Picone. Secondo l’impianto accusatorio — già ridimensionato negli anni da Riesame e Cassazione — Arnone avrebbe costretto la collega, allora indagata per estorsione ai danni di alcuni clienti disabili, a firmare una transazione da 50 mila euro minacciando clamore mediatico. Una ricostruzione che non ha retto al processo: il giudice ha ritenuto insussistenti gli elementi della presunta costrizione. Il procedimento originario contro Picone si era chiuso per prescrizione dopo l’esclusione del reato di estorsione, mentre Arnone, oggi detenuto per un cumulo di condanne per calunnia e diffamazione, ha sempre sostenuto di avere agito per tutelare i propri assistiti. Con la decisione di oggi, anche l’ultima accusa a suo carico per quella vicenda viene definitivamente meno.





