Cuffaro, revocata la riabilitazione: di nuovo interdizione dai pubblici uffici
Un nuovo stop giudiziario per l’ex presidente della Regione Siciliana. Il Tribunale di Sorveglianza cancella la riabilitazione ottenuta nel 2022
Il Tribunale di Sorveglianza ha stabilito la revoca del provvedimento di riabilitazione che era stato ottenuto dall’ex segretario Dc Totò Cuffaro nel 2022. Con la revoca scatta una nuova interdizione dai pubblici uffici, che blocca nuovamente la sua presenza e la sua attività diretta sul fronte politico. Il provvedimento arriva dopo le recenti vicende giudiziarie che hanno coinvolto l’ex presidente della Regione Siciliana, conclusesi con un patteggiamento a tre anni. Si tratta di un passaggio che pesa in maniera decisiva sul futuro politico di Cuffaro. La riabilitazione del 2022 gli aveva infatti riaperto, almeno formalmente, la possibilità di tornare a ricoprire ruoli e incarichi pubblici, dopo la lunga stagione giudiziaria che lo aveva visto protagonista e che aveva segnato la sua uscita di scena dalla politica attiva. Ora, con la decisione del Tribunale di Sorveglianza, quello spiraglio si chiude nuovamente. L’interdizione dai pubblici uffici torna a essere operativa, con tutte le conseguenze che ne derivano sul piano istituzionale e politico: Cuffaro non potrà candidarsi, né assumere incarichi, né svolgere attività diretta legata alla gestione della cosa pubblica. Una battuta d’arresto che arriva in una fase delicata per il centrodestra siciliano e per la stessa Democrazia Cristiana, formazione che Cuffaro aveva contribuito a rilanciare e che, negli ultimi anni, era tornata a essere protagonista nel panorama politico regionale. La decisione del Tribunale dovrà ora essere valutata nei suoi dettagli e nelle sue motivazioni, ma l’effetto immediato è chiaro: per l’ex governatore si apre una nuova fase di stop forzato dalla politica attiva.





