Sopralluogo al teatro Samonà: la Regione vuole riconsegnarlo al Comune ma il futuro rimane incerto

teatro sopralluogo 10-26

Da mesi chiuso perché la Regione non ha rinnovato la convenzione con il Comune. Vandalismi, danni e l’illuminazione nuova. Il nodo: senza un gestore privato il gioiello da milioni resterà una cattedrale nel deserto

SCIACCA – “Puntiamo a riconsegnare il Teatro Samonà ai cittadini di Sciacca”. È la promessa arrivata dall’avvocato Giovanni Firinu, funzionario del Dipartimento Finanze e Credito della Regione Siciliana, incaricato dal dirigente Silvio Cuffaro di effettuare il sopralluogo decisivo che dovrà precedere gli interventi di messa in sicurezza dell’impianto. Un sopralluogo sollecitato nei giorni scorsi dal consigliere comunale Filippo Bellanca direttamente a Cuffaro, dopo i recenti episodi vandalici e i danneggiamenti che hanno colpito la struttura. Un’iniziativa fondamentale, alla luce della disattenzione storica da parte della Regione nella gestione di propri beni. Segno tangibile dell’abbandono, anche se da qualche giorno il perimetro esterno è stato dotato di un nuovo impianto di illuminazione. Il Samonà, è bene ricordarlo, è chiuso da mesi non per i vandali, ma per un nodo burocratico: la Regione Siciliana non ha rinnovato la convenzione con il Comune di Sciacca per la gestione. Da allora le porte sono rimaste sbarrate, e l’incuria ha fatto il resto dopo un periodo di mostre ed eventi vari di privati autorizzati dal Comune. La prospettiva di una riapertura, però, non può fermarsi alla sola messa in sicurezza. Il vero nodo è un altro e riguarda la capacità del Comune di gestire in proprio un gigante del genere. I costi di manutenzione, custodia e programmazione, di gestione in genere e di personale che non c’è, sarebbero insostenibili per le casse del Comune. L’unica strada realistica per non farlo ripiombare nell’oblio, è quella di un affidamento a privati, a un soggetto capace di garantirne un utilizzo continuativo, stagioni teatrali, congressi, eventi. E di accollarsi le spese, naturalmente. Perché è bene ricordare che il Samonà, entrato nella storia di Sciacca per i tantissimi soldi pubblici spesi e per essere rimasto incompiuto e chiuso per quasi 40 anni, non può tornare ad essere una cattedrale nel deserto. E sarebbe un delitto farlo tornare ad essere ciò che è stato per quattro decenni: il simbolo dello spreco siciliano.

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