Gestiva un agriturismo mentre insegnava: condannata a pagare 270 mila euro
Corte Conti a Palermo
La Corte dei Conti ha respinto la tesi della buona fede. L’attività parallela scoperta dopo una segnalazione e le verifiche della Finanza. Falsa la dichiarazione iniziale di insussistenza di incompatibilità
Doveva essere a tempo pieno a scuola, invece per anni ha gestito un agriturismo nel territorio agrigentino. Per questo una docente agrigentina è stata condannata dalla Corte dei Conti a risarcire 270.235 euro al Ministero dell’Istruzione.Tutto parte da una segnalazione sull’attività extra non autorizzata, nascosta all’assunzione con una falsa dichiarazione di assenza di cause di incompatibilità. Gli accertamenti della Guardia di Finanza hanno confermato l’esistenza di un’impresa strutturata, con dipendenti e chiara vocazione turistica.Inutile la difesa della docente, che ha invocato la buona fede, una procura generale e contestato il calcolo sul reddito lordo. Per i giudici, l’attività commerciale viola il dovere di esclusività del pubblico impiego e impone di riversare i compensi percepiti.Respinta la prescrizione ed escluso il dolo, è stata riconosciuta la colpa grave per “inescusabile ignoranza”. La procura chiedeva 544 mila euro. Il Collegio ha rideterminato la somma depurando il lordo dalle imposte e applicando una riduzione del 20%, fissando la condanna a 270.235 euro oltre rivalutazione, interessi e spese di giudizio.





