Incendio tra San Giorgio e Macauda: feriti e intossicati evacuati via mare. Statale 115 chiusa
Le fiamme hanno isolato l’area e impedito ai mezzi del 118 di raggiungere i feriti. Ambulanze ora in attesa al porto per soccorrere le persone coinvolte
L’incendio divampato oggi nella zona costiera tra San Giorgio e Macauda ha avuto conseguenze ben più gravi del previsto. Non solo ettari di vegetazione distrutti e un fronte di fuoco difficile da contenere, ma anche persone ferite e intossicate dal fumo, rimaste intrappolate in un’area resa inaccessibile dalle fiamme e dal fumo denso. Secondo le prime informazioni, le ambulanze del 118 non sarebbero riuscite a raggiungere i luoghi dove si trovavano le persone che hanno avuto problemi a causa del fumo. È stato quindi necessario attivare una procedura di emergenza alternativa: l’invio dei mezzi della Guardia costiera, che hanno raggiunto via mare le persone coinvolte. I feriti, alcuni con sintomi di intossicazione da fumo, stanno ora raggiungendo l’area portuale di Sciacca a bordo dei natanti della Guardia costiera. Qui li attendono le ambulanze, pronte a trasferirli in ospedale per le cure necessarie. Una evacuazione complessa, resa possibile solo grazie all’intervento coordinato delle squadre marittime, mentre a terra i soccorritori continuano a fronteggiare un incendio che ha già provocato danni ambientali ingenti. Secondo le prime ricostruzioni, il rogo si sarebbe propagato rapidamente, favorito dal vento e dalle alte temperature, coinvolgendo una zona particolarmente sensibile dal punto di vista naturalistico. Le fiamme hanno lambito aree frequentate da residenti e turisti, generando momenti di forte apprensione e rendendo difficoltoso ogni tentativo di evacuazione terrestre. Il forte vento si è placato, pare che l’incendio sia stato circoscritto, ma i danni sono ingenti, mentre la zona tra San Giorgio e Macauda resta sotto monitoraggio. L’incendio, oltre a devastare l’ambiente, ha messo a rischio vite umane e ha evidenziato criticità che non possono più essere ignorate.
Foto Giovanni Giaimo





