Turismo: in provincia regna il “Fai da te”
Manca un brand territoriale e il Libero Consorzio oggi si occupa solo di… scartoffie
Il dibattito di questi giorni sul turismo, nato da un dato statistico, ha riportato alla luce una verità: senza una regia, il settore dell’Agrigentino rischia di restare un insieme di eccellenze non comunicanti. Sciacca vola grazie ai resort, Agrigento resta forte grazie alla Valle dei Templi, Menfi cresce con il vino, la costa vive di stagionalità, l’entroterra punta su borghi e natura. Ma manca un soggetto che metta insieme tutto questo in un’unica narrazione. A far scattare il dibattito è stato il risultato di Sciacca, che con oltre 500 mila presenze nel 2025 supera la città capoluogo, ferma a circa 400 mila. Un sorpasso che racconta un territorio che cresce, ma in modo disomogeneo, con modelli diversi e senza una regia. Dopo Franco Picarella, di Federalberghi, che sulle pagine de LA SICILIA ha fatto un richiamo alla necessità di fare rete e ribadito che il turismo non può essere una gara tra Comuni, abbiamo sentito Achille Contino, capo area “Turismo, attività economiche e produttive” del Libero Consorzio, profondo conoscitore del settore: “Le ex Province hanno provato a coordinare le politiche del turismo, ma sono mancate le risorse. Poi sono state cancellate ed escluse dalla gestione, affidata ai distretti dai queli siamo stati estromessi. Dovevano fare rete, fanno ciò che possono ma si limitano alla promozione. Oggi siamo in una situazione in cui ognuno fa per conto proprio. Il vero problema dello sviluppo turistico è il coordinamento della filiera, Solo una nuova normativa, una riforma e una governance chiara possono imprimere una svolta”. Siamo in sostanza di fronte ad una gestione del turismo “fai da te”, con i singoli Comuni che provano a districarsi facendo leva sulle competenze proprie, spesso inadeguate. Della necessità di fare rete e sulla mancanza di coordinamento parla da tempo anche Ezio Bono, presidente di Sciacca Turismo, l’associazione che riunisce le strutture extralberghiere della città. E punta il dito contro un atteggiamento che definisce “agrigentocentrico”: “Il capoluogo tende ad accentrare – dice – un limite che non riguarda solo il turismo ma anche altri comparti produttivi della provincia. Che fine fanno il milione di visitatori alla Valle dei Templi ? Arrivano, fanno le visite e vanno via, Agrigento dovrebbe avere un ruolo guida, ma non lo esercita”. Un’accusa che riporta al centro della scena sempre il Libero Consorzio, attore istituzionale oggi quasi invisibile. Contino riconosce che l’ente oggi ha compiti limitati: “Occorre una riforma normativa che ridia ai Liberi Consorzi un ruolo di coordinamento. Ma il percorso è lungo e richiede una volontà politica chiara”. Oggi le attività del Libero Consorzio in fatto di turismo sono effettivamente residuali: classificazione delle strutture ricettive, gestisce provvedimenti per cessazione attività, provvedimenti per cambio titolarità o cambiamenti gestionali. E poi la digitalizzazione pratiche per l’inoltro al Dipartimento Regionale al Turismo. Poca cosa insomma. La nascita dei distretti turistici, poi trasformati in DMO, avrebbe dovuto colmare quel vuoto. Ma così non è stato. Il primato esaltato da Sciacca, più che una vittoria, diventa l’occasione per chiedere finalmente una strategia comune. La provincia di Agrigento ha tutto: mare, cultura, archeologia, borghi, enogastronomia, natura. Manca solo una regia che trasformi la ricchezza diffusa in un sistema turistico vero. Per anni l’ente provinciale ha svolto un ruolo di coordinamento, anche attraverso l’Azienda Provinciale per l’incremento turistico, poi cancellata perché considerata un organismo di sottogoverno. Con la cancellazione delle provincia sono venute meno risorse, progettualità e una cabina di regia che, pur con limiti, garantiva una visione d’insieme. Eppure la provincia di Agrigento è uno dei territori più ricchi della Sicilia per diversità di offerta turistica. Dalla Valle dei Templi alla Scala dei Turchi, dalla Riserva di Torre Salsa a Caltabellotta, da Eraclea Minoa alla ricca proposta monumentale di Sciacca. Un mosaico di eccellenze che, se coordinato, potrebbe generare un’offerta competitiva capace di attrarre flussi internazionali non solo stagionali. Ma la mancanza di una regia impedisce di costruire un brand territoriale unitario.





