Crisi idrica, Savarino rompe il silenzio: «Basta polemiche, servono acqua e responsabilità»
L’assessora regionale richiama politica e istituzioni: «Agrigento non può diventare terreno di scontro. I cittadini chiedono soluzioni, non visibilità».
La crisi idrica che sta piegando la provincia di Agrigento continua a generare tensioni, accuse e contrapposizioni. In questo clima, l’assessora regionale Giusy Savarino sceglie una linea diversa: niente polemiche, niente rimpalli, ma un messaggio diretto alla politica e alle istituzioni che lei rappresenta. «In questi giorni difficili ho evitato di entrare nella polemica», afferma, sottolineando che l’emergenza non può trasformarsi in materiale da campagna elettorale. Per Savarino, la priorità è una sola: «Ai cittadini servono progetti concreti, finanziamenti reali e, soprattutto, acqua corrente». Rivendica quanto già fatto dal Governo Schifani: circa 90 milioni di euro destinati a pozzi, sorgenti, acquedotti, impianti, traverse, potabilizzatori, dissalatore, autobotti e reti idriche vetuste. Un intervento massiccio, ma insufficiente: «Non basta, i turni di erogazione sono rimasti e sono inaccettabili». Savarino respinge la tentazione di riaprire vecchie ferite: «Non aiuta ricordare chi ha chiuso i dissalatori e chi li ha riattivati». Così come non serve tornare sulla battaglia contro chi ha speculato sull’acqua, che portò alla risoluzione del contratto con Girgenti Acque e al ritorno della gestione pubblica affidata ad Aica. Il messaggio è chiaro: stop alle dispute sulle competenze, stop ai rimpalli di responsabilità. Anche sull’ordinanza del sindaco di Ravanusa, Savarino invita a non trasformare tutto in scontro politico: «Le leggi vanno rispettate, ma so che ha agito in buona fede e nell’esclusivo interesse della comunità». Poi l’affondo più duro: «Sarebbe gravissimo trasformare questa emergenza in un’occasione per ottenere like e visibilità». Una critica che punta dritta a chi usa la crisi per costruire consenso. Savarino rivendica il metodo di Fratelli d’Italia: «Lavoriamo, anche in silenzio, per obiettivi concreti». E rilancia: se quanto fatto non basta, bisogna fare di più e meglio, chiamando ciascuno alle proprie responsabilità. La conclusione è un manifesto di pragmatismo: «Di fronte a un’emergenza come questa non servono divisioni, polemiche o personalismi. Servono responsabilità, concretezza e risultati. E soprattutto serve una cosa semplice, ma essenziale: garantire ai cittadini l’acqua».





