Sciacca–Agrigento, il turismo che divide: numeri da record ma zero rete territoriale

picarella bono

La città celebra il sorpasso sulle presenze turistiche, mentre dal capoluogo arriva l’accusa di eccesso di trionfalismo. La rivalità tra i due poli mostra l’assenza di una strategia provinciale condivisa.

Sciacca esulta per il primato provinciale nella classifica Istat sul movimento dei clienti negli esercizi ricettivi del 2025, ma da Agrigento ammoniscono gli amministratori saccensi, quasi “offesi” per questo trionfalismo che crea una contrapposizione tra Comuni che non fa bene alla crescita del turismo nel territorio provinciale. Dai numeri emerge che con 514.897 presenze registrate nel 2025, Sciacca si colloca al primo posto nella classifica Istat riferita al movimento dei clienti negli esercizi ricettivi tra i Comuni della provincia di Agrigento. È davanti ad Agrigento, con 412.823 presenze, ed a Lampedusa e Linosa, con 261.677. Un dato che usufruisce della presenza in città delle strutture che promuovono pacchetti cosiddetti “hotel club”, con permanenze settimanali o anche più. Agrigento ha un numero di arrivi superiore di circa tre volte quelli di Sciacca, ma circa 100.000 presenze in meno. Il capoluogo ha un numero più elevato di posti letto, ma non offre ai clienti le formule club, pur godendo ogni anno di oltre un milione di visitatori alla valle dei Templi. A Sciacca si arriva invece per restare. Franco Picarella, operatore alberghiero del capoluogo e rappresentante provinciale di Federalberghi, pur manifestando apprezzamento per i numeri che riguardano Sciacca, sottolinea con tono critico l’atteggiamento degli amministratori comunali saccensi: “C’è da fare ovviamente un’analisi della tipologia dell’offerta turistica territoriale – ci dice – il capoluogo non usufruisce dei soggiorni settimanali che a Sciacca strutture come Verdura Resort e Mangia’s offrono alla clientela. Mi dispiace – aggiunge – che si esulti confermando questa eterna contrapposizione di un Comune rispetto ad un altro. La provincia di Agrigento offre ai visitatori un”ampia fascia di ospitalità, con mare, arte, storia, cultura e artigianato. Occorre fare rete per ottenere tutti il massimo da queste ricchezze. Purtroppo c’è ancora molta strada da fare per parlare come territorio e non di singole città. Un turista quando viene in provincia è di tutti. Le presenze a Sciacca, Agrigento e in ogni altro centro, sono di tutti, non dobbiamo avere i compartimenti stagni”. Ciò che dice Picarella è giusto, ma forse tocca alle istituzioni assumere il ruolo di collante del sistema turistico. Aspetto, questo, che n’è l’ex Provincia, n’è l’attuale Libero Consorzio, hanno mai fatto in modo coordinato, lasciando ai Comuni il compito di gestire il comparto in modo individuale, vendendo il proprio e non pensando mai ad una proposta territoriale. I turisti che soggiornano a Sciacca fanno escursioni alla Valle e non sempre avviene il contrario. Le parole di Picarella non trovano però risocntro a Sciacca: “E’ il capoluogo che trascura Sciacca e il resto della provincia – dice Ezio Bono di Sciacca Turismo – siamo noi che portiamo turisti nella Valle dei Templi, questo ad Agrigento viene trascurato. I nostri ospiti fanno continue escursioni giornaliere nel resto della provincia, ma non avviene il contrario. Anche nel turismo c’è un atteggiamento agrigentocentrico e la rete che viene auspicata di fatto non è stata mai voluta per non privilegiare cià che il territorio offre. Una politica territoriale non c’è mai stata, probabilmente perchè nel capoluogo hanno sempre visto come concorrenza ciò che Sciacca e il resto del territorio offronto”.

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