Ex Ospedale di Via Figuli, i consiglieri Brucculeri e Blò: “Progettazione al Comune, rischio elevato per un’opera strategica”
La nota dei due consiglieri ringrazia il giornalista Giuseppe Recca per l’inchiesta su La Sicilia che ricostruisce la genesi regionale del progetto, ma solleva dubbi sulla capacità dell’amministrazione di gestire un’infrastruttura chiave per il rilancio delle Terme.
I consiglieri comunali Raimondo Brucculeri e Maurizio Blò intervengono sulla vicenda del recupero dell’area dell’ex Ospedale di Via Figuli, ringraziando il giornalista Giuseppe Recca per il lavoro d’inchiesta che ha consentito di ricostruire con precisione l’origine dell’iniziativa. Secondo i due consiglieri, la documentazione ufficiale, in particolare la Deliberazione della Giunta Regionale n. 317 del 31 luglio 2026, che recepisce la Nota n. 4090/A28 del 23 luglio 2026 dell’Assessorato regionale alle Attività Produttive, chiarisce che il progetto di riqualificazione dell’area, destinata a diventare un’infrastruttura di sosta, nasce direttamente dall’impulso regionale e non da iniziative del Comune di Sciacca. Brucculeri e Blò contestano quella che definiscono una “narrazione di meriti inesistenti”, sostenendo che l’amministrazione avrebbe atteso il momento politico più favorevole per presentare la nota regionale come un risultato proprio, in vista della campagna elettorale. Una prassi che, secondo i consiglieri, si ripeterebbe da tempo. Il punto più critico, tuttavia, riguarda le modalità attuative previste dalla delibera regionale: progettazione e gestione dell’infrastruttura vengono demandate al Comune di Sciacca. Una scelta che i due consiglieri giudicano “preoccupante”, richiamando precedenti amministrativi considerati fallimentari. Nella nota vengono citati i casi dei bagni pubblici, definiti “in condizioni inaccettabili”, e della Villa Comunale, descritta come “in stato di degrado mortificante”. Secondo Brucculeri e Blò, affidare la gestione di un parcheggio strategico per l’accessibilità cittadina e per il rilancio del sistema termale a un’amministrazione che, a loro giudizio, non ha garantito una manutenzione adeguata dei beni comuni, rappresenta un rischio che la città “non può permettersi di correre”. I consiglieri chiedono quindi trasparenza, atti chiari e clausole di salvaguardia che impediscano che il finanziamento regionale si trasformi in “un’ennesima occasione sprecata”. La vicenda, destinata a incidere sul futuro dell’area termale, apre un nuovo fronte di confronto politico sulla capacità amministrativa del Comune e sulla gestione delle opere strategiche.





