Imposta di soggiorno: a Sciacca il turismo finisce nel marcamento a uomo

piazza con persone in giacca che giocano 2026

Commissioni consiliari e amministrazione comunale convocano due incontri paralleli sullo stesso tema. Il settore attende da vent’anni una riforma organica, la sensazione è che il turismo sia sempee nel tritacarne del confronto politico.

A Sciacca, quando si parla di imposta di soggiorno, il copione è sempre lo stesso: si annuncia una riforma, si apre un tavolo, si promette coordinamento, poi tutto si arena. E, puntualmente, a ridosso dell’estate, la miccia si riaccende. Stavolta con una curiosa coincidenza: commissioni consiliari riunite da una parte, amministrazione comunale che convoca un incontro dall’altra, nello stesso giorno e sullo stesso argomento. Il cronista, più che alla casualità, pensa al marcamento a uomo. Ieri mattina le Commissioni I, II e VI si sono riunite in seduta congiunta per discutere l’aggiornamento del regolamento dell’imposta di soggiorno. Presenti i consiglieri e la responsabile dell’Ufficio Tributi, assente giustificato il dirigente Filippo Carlino. Sul tavolo, le proposte delle associazioni di categoria e gli aggiornamenti normativi nazionali. Riunione breve: tutto rinviato alla prossima settimana per completare l’esame e preparare una proposta da portare in aula. «Un lavoro partecipato e corale», assicurano Bellanca, Santangelo e Catanzaro. Peccato che, nelle stesse ore, dal Palazzo arrivasse un’altra convocazione: il sindaco Termine e l’assessore Dimino chiamano a raccolta associazioni, consorzi turistici, Mangia’s, Verdura Resort e perfino le stesse commissioni consiliari, per un incontro fissato il 6 luglio sulla riforma dell’imposta di soggiorno. Due percorsi paralleli, stesso tema, stesso periodo. Coincidenza? Difficile crederlo. Il punto è che da vent’anni si ripete la stessa liturgia: si parla di coordinamento, di programmazione, di utilizzo più efficace delle risorse, ma non si arriva mai a una disciplina stabile. E i tavoli tecnici, si dovrebbero fare d’inverno, non quando la stagione è già partita. Tre mesi fa le associazioni avevano chiesto interventi immediati e altri strutturali. La politica aveva promesso disponibilità. Poi il silenzio. Ora, di nuovo, tutto riparte. Nel frattempo, sullo sfondo, si inserisce la polemica Brucculeri-Blò sul Carnevale che “non produce indotto turistico”. Sciacca Turismo ha precisato che le strutture extralberghiere e i piccoli hotel – circa 1.400 posti letto – hanno lavorato bene. Aggiungendo che molti visitatori per assistere al carnevale hanno dormito a Menfi, Castelvetrano e Mazara. La contro-contro-replica dei consiglieri è stata puntata sui grandi alberghi Mangia’s e Verdura, chiusi durante il Carnevale. Ma la storia è nota: i due complessi chiudono a novembre e riaprono ad aprile-maggio. «Aprire un grande albergo per due weekend significa costi elevatissimi», ricorda Ezio Bono di Sciacca Turismo. «Non si può pretendere che strutture con costi di gestione enormi aprano solo per il Carnevale. I piccoli, invece, possono farlo». Bono, imprenditore pronto ad ampliare la sua offerta, aggiunge una riflessione che suona come una diagnosi: «La politica affronta i temi con l’intenzione di dare risposte immediate, ed è giusto. Ma sul turismo servono competenze reali e strategie adeguate alla complessità del settore. E questo, a Sciacca, non sempre accade». Una frase che, letta nel contesto, sembra il riassunto perfetto della giornata. Tra commissioni che si riuniscono, amministrazione che convoca, polemiche che si accendono e tavoli che ripartono sempre da zero, la sensazione è che anche il turismo sia finito nel tritacarne del confronto politico, destinato ad alzare ancora i toni dopo l’estate.

Foto IA

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