Blitz antimafia all’Arenella, 13 arresti: c’è pure il boss Raffaele Galatolo

GICO GUARDIA FINANZA

Tredici arresti. Raffaele Galatolo, 75 anni, il vecchio boss dell’Acquasanta continuava a gestire potere e soldi anche approfittando dei permessi premio e della semilibertà.

PALERMO- Il Nucleo Speciale Polizia Valutaria della Guardia di Finanza ha eseguito stamattina un’ordinanza di custodia cautelare emessa dal G.I.P. del Tribunale di Palermo, su richiesta della Direzione Distrettuale Antimafia Sezione territoriale di Palermo. Sono stati disposti 13 provvedimenti custodiali, di cui 8 in carcere, 5 ai domiciliari. Le misure cautelari, eseguite con l’ausilio di militari del Comando Provinciale di Palermo e Napoli, costituiscono l’esito di complesse indagini sulle famiglie mafiose dell’Acquasanta e dell’Arenella, facenti parte del mandamento di Resuttana, condotte dal Nucleo Speciale Polizia Valutaria mediante accertamenti finanziari e patrimoniali, intercettazioni telefoniche e ambientali, ichiarazioni di plurimi collaboratori di giustizia.
Gli indagati sono in totale 45 per le ipotesi di reato di associazione mafiosa, favoreggiamento personale, bancarotta fraudolenta, riciclaggio, reimpiego, autoriciclaggio, trasferimento fraudolento di valori, esercizio abusivo di attività di scommesse.
Dalle investigazioni sarebbe emerso come, anche grazie al supporto di una stabile rete di sodali e alla forza di intimidazione
derivante dall’appartenenza all’associazione mafiosa, i capi famiglia avrebbero esercitato la propria influenza sui rispettivi territori di riferimento, mantenendo la capacità di orientare le attività illecite, dirimere controversie interne o con soggetti appartenenti ad altri mandamenti, nonché condizionare l’operatività economica e commerciale.
Con riferimento alla famiglia mafiosa dell’Arenella, l’attività d’indagine ha permesso di ricostruire le modalità di
imposizione mafiosa sul territorio da parte del capofamiglia, il quale, anche attraverso interazioni con altri esponenti di vertice di “cosa nostra”, avrebbe esercitato la propria influenza intervenendo nella risoluzione di controversie e sull’operatività delle attività economiche insistenti nell’area o riferibili a soggetti provenienti da altre zone del capoluogo siciliano nonché rilevando società, fittiziamente intestate, a incensurati al fine di reimpiegare i capitali illeciti.
Parallelamente, con riferimento alla famiglia mafiosa dell’Acquasanta, le indagini avrebbero consentito di
ricostruire l’influenza esercitata dal capofamiglia sfruttando il regime di semilibertà, con la concessione sul territorio palermitano di licenze premiali, mediante una fitta rete di sodali deputati a veicolare e demoltiplicare le
direttive operative all’interno della struttura mafiosa. In tale contesto è stato documentato un articolato sistema di raccolte illegali di scommesse sportive, realizzato attraverso l’installazione di punti gioco occulti, la fissazione di quote e la ricezione delle giocate esclusivamente in contanti, con il duplice scopo di generare profitti in evasione d’imposta e riciclare proventi derivanti da altre attività delittuose.

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