A 11 anni a scuola con coltello, volto coperto e video in diretta sui social. La perfetta emulazione del male
Un undicenne ha tentato di accoltellare il suo professore mentre fa lezione. Una dinamica che emula altri episodi uguali, ma stavolta il protagonista ha appena undici anni
SAN VITO LO CAPO– Un gravissimo episodio che lasci attoniti e pone div erse domande. Dietro un tentato accoltellamento ad un professore non c’è solo il grave fatto di cronaca. C’è altro. Un perimetro che viene incredibilmente superato e che oltrepassa il cosiddetto “disagio giovanile”. Un termine che ormai è diventato un contenitore generico dentro il quale inserire tutto e il contrario di tutto. Il disagio giovanile non può essere un manto capace di velare il deragliamento di una società che sforna quotidianamente episodi di cronaca il cui svolgimento quasi non stupisce più e sui quali c’è una sorta di assuefazione. Ciò che è accaduto nella scuola media Enrico Fermi di San Vito Lo Capo, dove un undicenne ha tentato di accoltellare il docente di Tecnologia che, fortunatamente, è riuscito a evitare i fendenti e a disarmare l’alunno.
Nel gravissimo episodio di tentato accoltellamento c’è di più. C’è una emulazione che deve far riflettere e nel contempo allarmare la società e chi in essa ha il compito di comprendere il deragliamento di valori che cedono il posto ad un imbarbarimento comportamentale, ormai evidentemente, che adesso invade anche la sfera di bambini. A 11 anni non si può che essere bambini. Ma con il comportamento criminosi di adulti. E’ colpa dei social? In buona parte si quando le piattaforme sono diventano scuole di emulazione.
A 11 anni va a scuola con due coltellini nello zaino, indossa il casco integrale per non farsi riconoscere e pubblica il video del tentato accoltellamento su Istagram. Video ripreso con una action cam tipo GoPro, collegata al cellulare per trasmettere in diretta il gesto criminale. Una sequenza che non dovrebbe albergare nella mente di un undicenne. Eppure è accaduto ed è come se l’undicenne avesse frequentato un corso di crimine. Adesso si è concentrati per capire, dal punto di vista investigativo, se il gesto sia stato pianificato e quale ruolo possano aver avuto chat e gruppi online frequentati dal minore. Sul gravissimo fatto indagano i carabinieri della stazione di San Vito Lo Capo e della compagnia di Alcamo, coordinati dalla Procura per i minorenni di Palermo.
Stabilire la dinamica non basta. Bisogna scavare in profondità, comprendere perché gesti criminali si moltiplicano tra giovani e giovanissimi, bisogna comprendere i ruoli dei genitori, della stessa scuola. Bisogna comprendere la costante deriva dei valori su cui si fonda una società civile. Fatti di violenza inaudita accadono da nord a sud, coinvolgono giovani e giovanissimi di tutti gli strati sociali. L’inconsapevolezza delle conseguenze dei reati domina tra i giovani e giovanissimi. Sconoscono il codice penale e le conseguenze che i reati producono e che si porteranno per il resto della vita.





