Illusione Mondiale: l’Italia rifiuta ipotesi ripescaggio al posto dell’Iran
La proposta di Paolo Zampolli riapre il nodo tra sport e geopolitica, ma istituzioni italiane e Fifa respingono ogni scenario di ripescaggio azzurro.
La proposta di Paolo Zampolli, inviato speciale del presidente statunitense Donald Trump, di estromettere l’Iran dai Mondiali 2026 per far posto all’Italia ha generato un’ondata di reazioni, riportando al centro il delicato intreccio tra diplomazia e calcio. L’idea, definita dallo stesso promotore «un sogno», è stata accolta con freddezza sia dalla Fifa sia dal fronte istituzionale italiano, che ha subito escluso qualsiasi ipotesi di ripescaggio. Da Zurigo filtra la totale infondatezza della richiesta: Gianni Infantino intende confermare la presenza dell’Iran tra le 48 squadre qualificate, ricordando come un tentativo analogo di Zampolli fosse già naufragato alla vigilia di Qatar 2022. La replica di Teheran è arrivata via X dall’ambasciata iraniana a Roma, che ha denunciato un’ingerenza politica e rivendicato la legittimità sportiva della propria nazionale. In Italia, la chiusura è stata immediata e trasversale: il ministro dello Sport Andrea Abodi ha ribadito che «ai Mondiali ci si qualifica sul campo», mentre esponenti del Coni e del governo hanno parlato di ipotesi «offensiva» e «imbarazzante». Solo Dino Zoff ha lasciato un timido spiraglio, pur riconoscendo la scarsa sportività dell’operazione. Archiviata la suggestione azzurra, resta aperto il dossier logistico dell’Iran, che attende risposta alla richiesta di spostare le partite del Gruppo G dagli Stati Uniti al Canada. Il tema sarà sul tavolo del congresso Fifa di Vancouver, dove la questione potrebbe tornare a infiammare il dibattito internazionale.





