Il nome cancellato: l’oblio che copre il campo “Francesco Giuffrè”

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Un anno dopo la denuncia, nulla è cambiato: un cartellone pubblicitario oscura ancora il pannello dedicato al maestro di calcio. E persino in Consiglio comunale si continua a chiamarlo “alternativo”.

Una comunità che non ha memoria rischia di non avere futuro. È una frase che si ripete spesso, ma a Sciacca torna drammaticamente attuale davanti all’ennesima disattenzione verso chi ha lasciato un segno profondo nella vita cittadina. A dodici mesi dalla nostra segnalazione, nulla è stato fatto: il grande cartellone pubblicitario con telaio in ferro continua a coprire parte del pannello in ceramica che intitola il campo di calcio a Francesco “Ciccio” Giuffrè, figura storica dello sport saccense, educatore prima ancora che allenatore. L’impianto è comunemente chiamato “campo alternativo”, ma questa abitudine linguistica, ripetuta anche ieri sera in Consiglio comunale da consiglieri e perfino dal presidente, finisce per cancellare, giorno dopo giorno, il significato di quella dedica. Chiamarlo “alternativo” (lo nominano come tema di scontro politico per i ritardi nei lavori di riqualificazione) non è solo un errore: è un’offesa involontaria alla memoria di un uomo che ha formato generazioni di ragazzi, trasmettendo valori che oggi si invocano spesso ma si praticano poco. Il pannello in ceramica, collocato sul muro perimetrale dell’impianto, dovrebbe essere visibile e rispettato. Invece un banner pubblicitario, autorizzato, presumibilmente, dal Comune, trattandosi di affissione su suolo pubblico, lo oscura in parte, relegando il nome di Giuffrè a un dettaglio sacrificabile. Il muro dovrebbe essere libero, sgombro, riconoscibile. Dovrebbe raccontare una storia, non ospitare un’inserzione commerciale. La segnalazione è arrivata da persone che hanno conosciuto Ciccio Giuffrè, che ne ricordano la passione, la dedizione, la capacità di educare attraverso il calcio. Sono cittadini che chiedono solo una cosa: che la città non dimentichi. Che la memoria non venga coperta da un cartellone, né da un’abitudine linguistica superficiale. Il Comune ha ancora la possibilità di rimediare a quella che, nella migliore delle ipotesi, è una distrazione. Ma il tempo delle distrazioni è finito: la memoria merita rispetto, e Sciacca non può permettersi di perderla pezzo dopo pezzo.