Pesca allo stremo: mareggiate, fondali invasi dai rifiuti e gasolio alle stelle

pescherecci sciacca

Le marinerie chiedono un incontro urgente alla Regione

La pesca siciliana è in ginocchio. Le associazioni di categoria lanciano l’allarme in una nota durissima indirizzata all’assessore regionale Luca Sammartino e al dirigente generale Giovanni Cucchiara: il comparto è vicino al collasso. Da dicembre le marinerie dell’Isola fanno i conti con condizioni meteomarine proibitive, porti danneggiati, attrezzature inutilizzabili e settimane di fermo forzato che hanno azzerato il reddito di imprese e equipaggi. Le mareggiate hanno devastato banchine e imbarcazioni, ma il problema più grave è sotto la superficie: fondali invasi da detriti e rifiuti, reti che si intasano, mucillagine anomala per la stagione che impedisce il pescato e costringe i pescherecci a spostarsi sempre più lontano, con costi insostenibili. In alcune aree i porti sono parzialmente inagibili perfino per lo sbarco del pescato o per il rifornimento. A tutto questo si aggiunge la variabile più esplosiva: il prezzo del gasolio. L’escalation del conflitto in Medio Oriente ha spinto il petrolio oltre gli 80 dollari al barile, con il rischio concreto di nuovi aumenti. Per i motopesca, già schiacciati da costi operativi altissimi, un ulteriore rincaro potrebbe significare la fine dell’attività: uscire in mare diventerebbe antieconomico.

Le associazioni, – da ANAPI Pesca Sicilia a Federpesca, da Legacoop a Confcooperative – parlano di “ripercussioni economiche estremamente rilevanti” e chiedono alla Regione un incontro immediato per definire misure di sostegno straordinarie. Il settore, denunciano, è colpito da una crisi “straordinaria e non più sostenibile”, aggravata da eventi climatici estremi e da uno scenario geopolitico che rischia di far esplodere i costi del carburante.