Maxi truffa e frode fiscale: nasce da una denuncia ai carabinieri di Burgio. La mente un agrigentino
La maxi-frode fiscale da 35 milioni di euro con 18 persone indagate nasce da una denuncia ai carabinieri di Burgio. Fra i principali indagati figura Luigi Brucculeri di Agrigento, individuato come la mente del sistema fraudolento
SCIACCA- Una maxi truffa e frode fiscale con messa dichiarazione per 35 milioni di euro, 13 società coinvolte, 18 persone denunciate. Numeri imponenti che hanno impegnato i militari della Guardia di Finanza di Sciacca coordinati dalla Procura della Repubblica di Sciacca diretta dalla procuratrice Maligno. La denuncia parte da Burgio con una denuncia ai carabinieri della locale stazione dei carabinieri che innescato le investigazioni che hanno fatto luce su una colossale truffa per operazioni inesistenti per un valore complessivo di oltre 35 milioni di euro, coinvolgendo 18 indagati e oltre 200 imprese su scala nazionale rappresentate dagli indagati per gli illeciti amministrativi. Le false fatture simulavano, come abbiamo riportato ieri, servizi pubblicitari inesistenti, spesso legati a gare automobilistiche di rally, consentendo alle società coinvolte di abbattere il reddito e recuperare indebitamente l’Iva.
La vicenda ha origine nell’ottobre 2020, quando un uomo di Burgio si reca dai carabinieri della locale stazione per denunciare una truffa: denuncia di essere stato intestatario a sua insaputa della società Gipa, formalmente attiva nella promozione pubblicitaria e nella gestione di sponsorizzazioni.
Il denunciate insisteva nell’affermare di nulla avere avuto mai a che fare con la società, ma successivamente ha ammesso che l’intestazione fittizia era stata effettuata su richiesta di Salvatore Buscemi di Villafranca Sicula, suo padrino di cresima, mentre la gestione operativa era affidata ad altri soggetti. Fra i principali indagati figura Luigi Brucculeri di Agrigento, individuato come la mente del sistema fraudolento. Brucculeri, come riporta il Giornale di Sicilia di oggi a firma di Francesca Capizzi, tratteneva l’Iva indicata nelle fatture false, percepiva una commissione variabile dal 5 al 14% sugli importi dei documenti fiscali e gestiva tutte le fatture emesse per conto della società. I carabinieri, congiuntamente con la guardia di finanza e sotto il coordinamento della Procura di Sciacca, hanno avviato le indagini iniziali con pedinamenti, intercettazioni telefoniche e ambientali. Le indagini hanno permesso di accertare oltre 2.000 fatture false emesse da sette società cartiere intestate a prestanome e prive di reale struttura aziendale. Centinaia di imprese in tutta Italia – da Lombardia, Veneto e Lazio fino a Umbria e Puglia – hanno potuto usufruire di costi fittizi per abbattere il reddito e recuperare indebitamente l’Iva. Nei confronti di 6 delle società, i finanzieri di Sciacca hanno già eseguito verifiche fiscali . L’agrigentino Luigi Brucculeri, ritenuto la mente del sistema fraudolento, è stato denunciato anche per l’ipotesi di autoriciclaggio, correlata al reinvestimento in un’attività imprenditoriale nel Nord Italia di parte del profitto illecito. Nel corso di una perquisizione, è stato sequestrato a suo carico denaro contante per 305.000 euro, di cui 225.000 in banconote suddivise in mazzette, etichettate all’interno di sacchetti sottovuoto e nascoste in un’intercapedine del sottoscala. Sempre a Brucculeri sono stati sequestrati una lussuosa villa ad Agrigento e quattro auto di grossa cilindrata, tra cui un’Audi Rs e una Bmw serie M.





