NON MALTRATTO’ I FIGLI, MA SOLTANTO LA MOGLIE

In appello, parzialmente riformata la sentenza di primo grado che aveva inflitto a Karim Dahou 2 anni di carcere. Era accusato anche di segregazione dei figli minori

La Corte di Appello di Palermo ha parzialmente riformato la sentenza di condanna in primo grado, emessa dal Tribunale di Sciacca, per maltrattamenti in famiglia. In primo grado, Karim Dahou era stato sospeso anche dall’esercizio della potestà genitoriale, privandolo di tutti i poteri ad essa inerenti per la durata di anni 4. L’imputato era stato accusato e processato per maltrattamenti nei confronti della moglie e dei due figli minori, avendoli segregati in casa sotto minaccia e facendoli vivere in un ambiente malsano.

La prospettazione difensiva in appello mirava a escludere il reato di maltrattamento sia in capo alla moglie, sia in capo ai figli posto che non si erano stati provate nè le percosse, nè della segregazione, nè lo stato di abbandono dei minori.

La 4^ sezione della Corte di Appello di Palermo, in parziale riforma della sentenza di primo grado, ha assolto il Dahou del reato di maltrattamento nei confronti dei figli minori, riconoscendolo colpevole del reato di maltrattamento solo nei confronti della moglie. La Corte d’Appello ha anche ridotto la pena ad anni 1 e mesi 8 di reclusione e disposto la revoca della sospensione dall’esercizio della potesta gentoriale comminata in primo grado.

“Evidentemente- dichiara l’avvocato difensore, il saccense Mauro Butera- la Corte ha accolto la tesi difensiva secondo la quale i figli del Dahou non erano malnutriti o tenuti in segregazione o mortificati dall’uso di alcolici da parte del padre. Tesi questa che invece il giudice di primo grado aveva riconosciuto, dando credito oltre a svariati testimoni anche agli assistenti sociali della cooperativa Il Quadrifoglio – ove sono stati “ospitati” i minori – quando sono stati sentiti nel corso dell’istruttoria a Sciacca”.

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