Cuffaro patteggia tre anni: niente carcere, ma stop ai rapporti con politici - Corriere di Sciacca

Cuffaro patteggia tre anni: niente carcere, ma stop ai rapporti con politici

cuffaro che prega 2025

L’ex governatore lavorerà alla Casa del Sorriso di Monreale. Divieti stringenti, passaporto ritirato e risarcimenti: così si chiude (per lui) il nuovo capitolo giudiziario.

Totò Cuffaro sconterà la pena fuori dal carcere, ma con limiti severi. La gup di Palermo Ermenelinda Marfia ha accolto il patteggiamento a tre anni per corruzione e traffico di influenze, nell’inchiesta sui concorsi truccati a Villa Sofia e sulle presunte irregolarità in una gara dell’Asp di Siracusa. L’ex presidente della Regione, già ai domiciliari da cinque mesi, dovrà ora svolgere lavori di pubblica utilità alla Casa del Sorriso di Monreale, per un totale compreso tra 6 e 15 ore settimanali. Il patteggiamento, concordato con la Procura, prevede una serie di prescrizioni: Cuffaro non potrà incontrare politici o titolari di cariche istituzionali, salvo familiari o contatti strettamente necessari allo svolgimento del lavoro assegnato. Non potrà lasciare la Sicilia e gli sarà ritirato il passaporto, interrompendo per almeno due anni e mezzo i viaggi umanitari in Africa. Dovrà inoltre risarcire con 7.500 euro ciascuno l’azienda Villa Sofia‑Cervello e l’Asp siracusana per il danno d’immagine. I suoi legali, Giovanni Di Benedetto e Marcello Montalbano, spiegano che la scelta del patteggiamento è stata “sofferta ma necessaria” per chiudere rapidamente la vicenda e permettere al loro assistito di “ritrovare serenità nella sfera personale e familiare”. Cuffaro, intanto, ha scelto il silenzio stampa. La gup ha invece disposto il rinvio a giudizio per sette imputati tra manager sanitari, medici e imprenditori, mentre il faccendiere Ferdinando Aiello affronterà il giudizio abbreviato il 7 luglio. Prosciolta la società Dussmann srl. Tra i rinviati figurano l’ex direttore generale di Villa Sofia Roberto Colletti, il primario Antonio Iacono, l’ex segretario politico Vito Raso, oltre ai rappresentanti delle ditte coinvolte nell’appalto siracusano. Restano ancora aperte le posizioni del deputato Saverio Romano e del manager Alessandro Caltagirone, per i quali il gip aveva respinto la richiesta di misura cautelare. La Procura continua a valutarne il ruolo.

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