Mazara, scoperto relitto romano carico di anfore: area protetta dalla Capitaneria

anfore mazara de mola

Il rinvenimento a quattro miglia dal porto di Mazara del Vallo grazie all’intuizione del campione di pesca in apnea Giacomo De Mola. Sul fondale centinaia di anfore del II-I secolo avanti Cristo e resti delle attrezzature di bordo.

Un tratto di mare al largo di Mazara del Vallo è stato posto sotto speciale tutela dopo la scoperta di un relitto di probabile epoca romana custodito a circa quattro miglia nautiche a sud-ovest dell’imboccatura del porto. Con un’apposita ordinanza, la Capitaneria di Porto ha delimitato l’area vietando ancoraggio, navigazione, attività di pesca e immersioni non autorizzate, per preservare un patrimonio archeologico ritenuto di straordinario valore. La scoperta porta la firma del campione di pesca in apnea Giacomo De Mola e del suo collaboratore Igor Bisulli. Durante alcune attività di ricognizione dei fondali in vista del Campionato Italiano Assoluto Maschile di Pesca in Apnea, i due hanno individuato tramite strumentazione sonar un’anomalia che sembrava una semplice formazione rocciosa. De Mola ha deciso di verificare personalmente, scendendo in apnea fino a circa 46 metri di profondità. Davanti ai suoi occhi si è presentata una distesa di centinaia di anfore adagiate sul fondale sabbioso. Dopo la segnalazione alle autorità e alla Soprintendenza del Mare della Regione Siciliana, sono scattate le verifiche che hanno confermato l’eccezionalità del ritrovamento. Secondo i primi accertamenti, il relitto appartiene a una nave mercantile lunga circa venti metri, databile tra il II e il I secolo avanti Cristo. Il carico è composto prevalentemente da anfore vinarie del tipo Dressel 1A, utilizzate per il trasporto del vino italico durante l’età repubblicana. Sul sito sono stati individuati anche due ceppi d’ancora in piombo e altri elementi metallici appartenenti all’imbarcazione. Il ritrovamento rafforza il ruolo storico delle acque trapanesi come crocevia dei traffici nel Mediterraneo. Grazie ai vincoli imposti dalla Guardia Costiera, l’area sarà ora protetta da possibili danneggiamenti e consentirà agli archeologi della Soprintendenza del Mare di avviare ulteriori indagini per verificare la presenza di parti lignee dello scafo ancora conservate sotto il carico rimasto nascosto per oltre duemila anni.

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