La situazione è grave ma non seria. Le vicende politico-giudiziarie e le ripercussioni sulla “filiera” elettorale

SchifaniARS

L’ultimo caso che è esploso da qualche giorno, quello relativo ad Armao, Matta e Lombardo (tralasciamo i soggetti a latere privi di ruolo politico) dopo Cuffaro, Gallo Afflitto ed altri ancora, denota un serissimo problema di tenuta politica di FI e del centro destra in Sicilia che si riverbera su tutta la filiera (l’abbiamo chiamata così) delle imminenti scadenze politico-elettorali

SCIACCA- Prescindendo dalla presunzione di innocenza che deve sempre essere considerata per tutti una garanzia costituzionale devono però essere condotte valutazioni su quanto la politica – certamente non considerata come branca della filosofia morale – sia ormai non la più alta forma di rappresentanza dei problemi (sociali, economici, collettivi, ecc.) ma di mera rappresentanza degli interessi di questo o di quel gruppo o di quel potentato.
Questa politica, infatti, arriva sempre dopo la magistratura mai prima: nessuno sa niente, nessuno ha avuto la percezione di quanto stava accadendo (magari nell’ufficio accanto), tutti cadono dalle nuvole, anche se tutto avviene intorno a loro o per meglio dire in mezzo a loro. Ma ciascuno ne ha il suo guadagno politico-elettorale o economico: nomine dei vertici politico-burocratici, incarichi e prebende che in qualche modo devono essere ripagati, con soldi, altro potere o con la costruzione di un consenso drogato. E ciascuno degli attori di questo scenario ne ha specifici vantaggi – ad ogni livello – in una sorta di narcisismo collegato al proprio ruolo, nella smania di sottomettere l’etica ad una morale di efficientismo economico, di indici di borsa, di spread.
Ma torniamo a noi. Parlamento nazionale, regionale e i tanti Comuni siciliani sono tutte realtà che saranno chiamate al voto tra pochi mesi, e la situazione è grave ma non seria, per dirla con Ennio Flaiano. Come risponderà il centro destra a questa chiamata? Le considerazioni politiche dei due vertici del partito che esprime il Presidente Schifani quello regionale e quello nazionale, Minardo e Taiani, valutate le recenti dichiarazioni sono fermamente orientate ad una sfiducia non formalmente espressa ma sostanzialmente chiara: bisogna cambiare registro. Se diversi soggetti che hanno sostenuto Schifani hanno avuto grossi problemi che hanno aperto più fronti nel campo della giustizia è necessario rimuovere i soggetti per rimuovere i problemi. Il presidente Schifani che ha una lunga esperienza politica ha capito che i due vertici, come si dice, hanno parlato a figlia perché nuora potesse intendere. E Schifani ha inteso benissimo: non sarà più lui il candidato per il prossimo quinquennio della legislatura regionale. Ma restare in quel posto fino al prossimo anno allora perché?
Perché prestarsi ad un massacro politico e personale che è già iniziato con riferimenti alle sue nomine in posti importanti, alle scelte di iniziativa legislativa del suo governo, perfino alle sue frequentazioni, e soprattutto con la sua convocazione in Commissione antimafia. E’ stato lui a scegliere con chi stare, di chi fidarsi, chi mettere nei ruoli chiave della macchina regionale, con un difetto, scopriamo non da oggi, di vigilanza sui processi e sui risultati. E’ molto probabile che le comunicazioni che Schifani ha annunciato siano proprio mirate a mettere fine in anticipo alla sua esperienza di Presidente della regione. E se questo accadrà come sarà impostata la campagna elettorale di F.I.? E quella dell’intero centrodestra del quale FI in Sicilia è grande parte?  Presumiamo che dovrà fare un’immane fatica per non giocare soltanto in difesa, con la possibilità che si manifestino da subito problemi di cannibalismo politico e di presa di distanze.
Non sappiamo – e per certi versi neppure ci interessa – se dirigenti e funzionari dell’Amministrazione regionale abbiano assunto a loro volta una responsabilità per essere stati solerti rispetto ad irrituali sollecitazioni, questo lo accerterà la magistratura, probabilmente per sveltire percorsi burocratici solitamente anchilosati, ma di certo ci sono incontri conviviali e non con imprenditori portatori di specifiche aspettative.
Quindi si preannuncia una campagna elettorale tanto più dura e sopra le righe quanto più ci si avvicini alla scadenza naturale del mandato.
Ma non bisogna ignorare anche la ricaduta sui processi elettorali locali, compreso il nostro. Per la verità il centro destra di Sciacca nei quasi due anni dalla rottura del Sindaco con il PD e la defenestrazione dei rappresentanti della sua lista civica di Mizzica, soggetti che lo hanno sostenuto nella campagna elettorale vinta ad un ballottaggio al quale si è arrivati dopo un primo turno nel quale a Messina sono mancati poco più di una dozzina di voti per vincere, ha mostrato un amore incommensurabile. Per la Città penserete voi; no, per le poltrone consiliari e per i ruoli provinciali.
Il centrodestra ha dato tutto il supporto necessario a Termine pur di mantenerlo in quel ruolo, con la lungimirante quanto patetica aspettativa che più tempo sarebbe passato peggio sarebbe stato per lui. Ed invece è accaduto proprio il contrario, si sono dati al Sindaco tempo e spazio per pensare ad una riorganizzazione, quando colpirlo con una mozione di sfiducia in un momento di palese solitudine e debolezza lo avrebbe mandato a casa. Vedremo cosa accadrà ma per ora tutto tace e siamo a poco più di sei mesi dalle elezioni.

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