Teatro Popolare Samonà, il fallimento del “polo espositivo della Sicilia Occidentale”. Chiuso e profanato

teatro samonà sciacca

Come è ormai prassi consolidata, a Sciacca le annunciazioni di grandi propositi finiscono per svolazzare nel vento, trasportate nel prato dell’oblìo dove terminano rovinosamente il loro volteggio. E così il teatro Popolare, meglio conosciuto come il Samonà, continua a mettere in scena pietose farse

SCIACCA- Il teatro Popolare Samonà continua la sua amara e contorta storia, tra farse e mal riuscito avanspettacolo. Inanella annunci di grandi prospettive, di lanci stratosferici, di progetti faraonici che neanche i faraoni immaginarono di realizzare. Grandi progetti sminuzzatisi nella sabbia, tanti soldi spesi, inaugurazioni, chiusure e riaperture finite in traiettorie distruttive. Il Samonà pare più il teatro dei flop, un campionario di grandi bugie che pongono Pinocchio come dilettante. Una storia recente iniziata con lo slancio del Rotary che segnò la riapertura (per la celebrazione del congresso distrettuale) del teatro, per finire con la mostra “Goya l’artista della libertà. Tra verità e satira”, passando da quella della ” “Incredulità di San Tommaso” di Caravaggio, e di alcuni dei più celebri pittori che a lui si ispirarono. E poi contorno di manifestazioni varie, tra teatro, varietà e saggi di danza. Il destino, spesso, si diverte. E i titoli delle due mostre dipingono la triste realtà con un paradosso: Tra verità e satira e incredulità. La verità è che aprire definitivamente il teatro è una utopia che mostra grandi difficoltà nella gestione. La satira è quella che mostra dopo ogni annuncio di rilancio con l’esagerazione di trasformarlo in polo espositivo della Sicilia occidentale, l’incredulità è la triste realtà nel constatare che la struttura teatrale partorita dal grande architetto Samonà è condannata a rimanere chiusa, in stato di abbandono e oggetto di atti vandalici. L’ultima profanazione ad opera di ignoti è accaduta ieri. Indagano i carabinieri per tentare di dare un volto agli ignoti che hanno divelto le porte d’ingresso.
Il sindaco Fabio Termine, lo scorso anno, sprizzava da tutti i suoi pori incontenibile felicità nell’annunciare il rilancio del teatro Popolare. Egli, come suo solito, pubblica sui social video di autoesaltazione. Oggi, dovrebbe diffondere quello del fallimento del progetto di trasformane la struttura di via Agatocle in polo espositivo della Sicilia occidentale. Questa definizione la incise la Mediterranea Arte che allestì le due mostre, Caravaggio e Goya. Doveva diventare polo espositivo della Sicilia occidentale! Come al solito, si parte sparati e si arriva disperati. Flop su flop. Il sindaco Fabio Termine puntò sulla Mediterranea Arte per il rilancio definitivo del teatro. Fu un lancio di un boomerang che ritornò sulla faccia del sindaco. Un lancio culminato con l’affidamento sic et sempliciter alla stessa Mediterranea Arte il progetto per Sciacca Capitale del libro, staccando un assegno di 36 mila euro. Un progetto che impiegò 36 giorni (mille euro al giorno per la Maditerranea Arte). Quale fu l’atto finale? Progetto escluso, sogno spezzato, soldi pubblici gettati.
Ieri, il Samonà è stato profanato ancora una volta dopo mesi di chiusura, abbandono. E dire che mamma Regione, proprietaria del teatro non ancora affidato in gestione al Comune di Sciacca, di recente ha speso più di un milione di euro per dare una “sistemata”. Come al solito, a grandi annunciazioni, per lo più propagandistiche, del social man Fabio Termine seguono grandi abbandoni, evidenti flop. Si assuma la responsabilità il sindaco, e magari pubblichi un video sui social in cui porge le scuse urbi et urbi. La triste commedia del teatro Popolare veste i contorni della farsa. Chissà come si rivolta nel suo eterno riposo Samonà, il genio dell’architettura che partorì la struttura di via Agatocle. Quella struttura che radicava la sua origine in una visione complessiva di sviluppo del territorio attraverso una visione manniniana che coinvolgeva il polo turistico della Sitas con la realizzazione di tutti gli alberghi, lo sviluppo termale (avviato con l’ampliamento delle strutture termali), lo sviluppo del turismo congressuale e culturale con l’ex convento San Francesco, lo sviluppo dell’arte teatrale con il teatro Popolare. Doveva essere un rosario in cui tutti i grani diventavano un tutt’uno. Oggi, si esulta con i video per l’aver asfaltato una stradina. Ci si diverte come girare su una giostra per bambini. Dal poco, questa città ha il nulla.

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