Pesca, la marineria di Sciacca si ferma: pescherecci in porto dal 1° ottobre contro una crisi sempre più insostenibile
Votazione unanime dei pescatori. Dopo il fermo biologico nessuna imbarcazione tornerà in mare. “Così non possiamo più lavorare”.
SCIACCA. Una decisione unanime, maturata dopo settimane di preoccupazione e tensione. I pescatori di Sciacca hanno deciso questa mattina che, alla conclusione del fermo biologico prevista per mercoledì prossimo, i pescherecci non riprenderanno l’attività. Da giovedì 1 ottobre l’intera flotta resterà ormeggiata in porto in segno di protesta contro una crisi che il comparto definisce ormai drammatica. Una scelta forte, condivisa dall’intera marineria saccense, che segue analoghe iniziative annunciate anche dai pescatori di Lampedusa e che punta ad accendere i riflettori delle istituzioni regionali e nazionali su un settore da sempre pilastro dell’economia cittadina. La protesta nasce dalla consapevolezza che uscire in mare, oggi, per molte imprese della pesca significa lavorare in perdita. Il rincaro dei carburanti rappresenta soltanto la punta dell’iceberg di una situazione che negli ultimi anni è diventata sempre più complessa. Il costo del gasolio incide in maniera pesantissima sui bilanci delle imprese armatoriali, riducendo al minimo i margini di guadagno e rendendo spesso antieconomiche le battute di pesca. A fronte di spese in continua crescita, i ricavi non riescono più a garantire la sostenibilità delle attività.
Ma il caro carburante si inserisce in un quadro già compromesso da numerose criticità. Gli operatori del settore denunciano infatti i pesanti effetti delle normative europee che hanno introdotto restrizioni sempre più stringenti sull’attività di pesca, riducendo giornate lavorative, aree consentite e possibilità operative delle flotte. Misure che, pur orientate alla tutela delle risorse ittiche, vengono percepite dalle marinerie come un ulteriore fattore di difficoltà per aziende già alle prese con una profonda crisi economica. A pesare è anche la crescente competizione delle flotte provenienti da Paesi extraeuropei che operano nel Mediterraneo senza gli stessi vincoli normativi imposti agli operatori comunitari. Una concorrenza considerata sleale dai pescatori italiani, costretti a rispettare regole più rigide e costi di gestione più elevati, con inevitabili ripercussioni sulla competitività del pescato nazionale. Non meno grave è il problema dei ritardi nell’erogazione degli indennizzi e delle misure di sostegno previste per il settore. Risorse attese da tempo da armatori e marittimi che, secondo gli operatori, avrebbero dovuto contribuire a mitigare gli effetti delle restrizioni e delle difficoltà economiche. Ritardi che hanno ulteriormente aggravato una situazione finanziaria già fragile. La protesta annunciata dalla marineria saccense assume così un valore che va oltre la semplice rivendicazione economica. È il segnale di un settore che teme per il proprio futuro e per la sopravvivenza di una tradizione che da generazioni rappresenta uno degli elementi identitari di Sciacca. Dietro ogni peschereccio fermo ci sono aziende, equipaggi, famiglie e un indotto che coinvolge commercianti, cantieri navali, trasportatori e attività legate alla lavorazione e alla commercializzazione del pescato. Il rischio, denunciano gli operatori, è che la crisi attuale si traduca in una progressiva riduzione della flotta e nella perdita di posti di lavoro, con conseguenze pesanti per l’intero tessuto economico della città. Per questo la decisione di tenere i pescherecci in porto vuole essere un messaggio chiaro alle istituzioni: senza interventi urgenti e concreti, uno dei comparti storici e strategici della Sicilia rischia di essere definitivamente messo in ginocchio.La mobilitazione della marineria di Sciacca apre dunque una nuova fase di confronto, nella speranza che dalle proteste possano arrivare risposte capaci di garantire non solo la sopravvivenza delle imprese della pesca, ma anche il futuro di un mestiere che continua a rappresentare una delle principali risorse economiche, sociali e culturali della comunità saccense.





