Dissalatore di Porto Empedocle, il “cantiere‑salvezza” si trasforma in un caso: denunce, ritardi e accuse di irregolarità
L’impianto da 30 milioni mai entrato a regime: il Comitato Mare Nostrum parla di “film tragicomico” e ricorre al Presidente della Repubblica.
(tratto da La Sicilia.it) Doveva essere la risposta all’emergenza idrica di Agrigento, Capitale italiana della Cultura 2025. Oggi il dissalatore provvisorio di Porto Empedocle è invece un cantiere bloccato che deturpa la spiaggia di Marinella e alimenta una tempesta di polemiche. A oltre un anno dall’avvio dei lavori, l’opera da quasi 30 milioni di euro, inaugurata dal presidente della Regione Renato Schifani, non ha mai raggiunto la produzione promessa di 120 litri al secondo. Secondo il Comitato Mare Nostrum, che definisce la vicenda un “film tragicomico”, i problemi tecnici sono enormi: il primo pennello per la dispersione della salamoia è stato distrutto da una mareggiata ordinaria, mentre la seconda condotta è ferma. Il blocco ha congelato l’intero cronoprogramma, compresi il modulo da 24 e il serbatoio da 3.500 litri, incastrando il progetto in un “cul de sac” per le difficoltà di scavo e posa delle tubature sottomarine. Alle criticità idriche si sommano quelle ambientali e urbanistiche: il cantiere industriale occupa un’area che il PRG del 1982 destina a parcheggi e servizi balneari, configurando – secondo il Comitato – un “danno arrogante” per la comunità. La protesta è arrivata fino alle istituzioni: presentato un ricorso al Presidente della Repubblica contro il decreto commissariale n.42. Il presidente del Comitato, Maurizio Saia, denuncia il “silenzio colpevole” sulle richieste di accesso agli atti e parla di gestione “in malafede”. Intanto il territorio resta assetato e la spiaggia sfregiata da quello che molti definiscono un “carrozzone inutile”.





