Autobottisti di nuovo in rivolta. Stop ai trasporti d’acqua in diversi Comuni
L’emergenza esplode nel momento peggiore, Aica avverte prefetto, Protezione civile e magistratura
Una nuova e pesantissima tegola si abbatte sul servizio idrico della provincia di Agrigento, già provato da mesi di disservizi e tensioni crescenti nonostante le piogge invernali e gli invasi pieni. Ieri numerosi autobottisti hanno annunciato improvvisamente, attraverso un comunicato diffuso sui social, che non aderiranno più al sistema Aica e che sospendono il servizio sostitutivo introdotto mesi fa dal gestore. Una protesta che si ripete a distanza di tre mesi, ma con un aggravante decisivo: oggi la provincia è nel pieno della stagione estiva, quando la domanda d’acqua aumenta e le criticità diventano più difficili da gestire. La comunicazione è stata diffusa dalla ditta Di Maria, una delle più grandi del settore, e riguarda al momento i territori di Agrigento, Porto Empedocle, Favara, Raffadali e, con ogni probabilità, anche Canicattì. Gli operatori denunciano un sistema “inefficiente, ingestibile e insostenibile”. Con le nuove regole imposte da Aica, il loro giro d’affari si è ridotto drasticamente. Le imprese spiegano che il servizio sostitutivo, così come strutturato, non permette di coprire costi, carburante, manutenzione e personale. Da qui la scelta di fermarsi, nonostante le conseguenze sul territorio. Da ieri i mezzi privati non effettuano più trasporti d’acqua per conto dell’Azienda Idrica Comuni Agrigentini. Aica conferma che nelle ultime ore non si sono registrati prelievi alle bocchette indicate, segnale evidente della portata della protesta. La protesta, al momento, non coinvolge tutta la provincia, ma secondo diverse fonti potrebbe estendersi nei prossimi giorni anche agli autobottisti degli altri Comuni, aprendo un fronte di criticità ancora più ampio. Senza il supporto dei mezzi privati, Aica perde una delle poche valvole di sfogo che consentivano di tamponare i ritardi nei turni di distribuzione. Aica ha già informato il prefetto, la Protezione civile e l’autorità giudiziaria, segnalando la gravità della situazione e il rischio di ulteriori disagi per la popolazione. La magistratura, che nelle scorse settimane aveva seguito da vicino il percorso di riorganizzazione del servizio idrico, è stata nuovamente coinvolta.





