La dipartita di Mimmo Marchetta, pilastro del giornalismo e uomo di cultura. Il ricordo di Calogero Mannino

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Il professore Domenico Marchetta, chiamato da tutti Mimmo, lascia un vuoto enorme. Pilastro del giornalismo, il Professore riberese lascia un vuoto nel mondo della cultura. Gentiluomo d’altri tempi

RIBERA– Una notizia che spezza il cuore e lascia attoniti. Mimmo Marchetta lha lasciato il mondo terreno. Un uomo d’altri tempi, un gentiluomo d’altri tempi. Uomo di cultura, ma anche pilastro delò giornalismo. Compì gli studi elementari, medi e ginnasiali a Ribera e il Liceo Classico a Sciacca. Si iscrisse inizialmente alla Facoltà di Giurisprudenza, ma poi seguì il richiamo della filosofia. Aveva innata la dote di una straordinaria capacità comunicativa, forte sostenitore di quanto le parole possano essere potenti e incisive se usate con passione e spirito critico. Dalle classi della della
Scuola Media “Crispi” diede vita ad giornalino scolastico che man mano crebbe fino a diventare noto come La Tartaruga
(attivo dal 1988 al 1997). Iniziativa che non vestì solo la veste di ma divenne palestra di ecologia, cronaca locale e senso
civico. Il profilo di Mimmo Marchetta è tracciato da Calogero Mannino. “Provo profonda tristezza. Mimmo Marchetta non è stato soltanto il compagno di classe dei tre anni di Liceo Classico. È stato il compagno partner con il quale oltre a condividere le lezioni dei diversi insegnanti per le diverse materie ho condiviso tutte le avventure intellettuali che la curiosità e la passione letteraria ci hanno fatto condividere. Le nostre scoperte dei testi dei critici letterari non contemplati scolasticamente erano la materia per impastare le nozioni con gli approfondimenti che venivano proposti per la letteratura italiana a metà degli anni 50, Pian de Giullari o Luigi Russo così obliquo ai testi scolastici. E sulla Divina Commedia la lettura dei Canti ed il commento improvvisato davanti all’autorevolezza del preside Matteo Sortino. Il nostro dibattere su Il Diavolo di Papini o la scoperta di Hemingway. Sono frammenti della memoria incancellabile di quegli anni della gioventù. Mimmo aveva ed ha avuto sempre una scrittura alta da autentico letterato. Meritava occasioni più importanti per esercitare queste qualità. Ho deposto questo frammento della memoria su un articolo pregevole che ricorda Mimmo come grande giornalista di Ribera. Ci fu il recinto che si scelse, ma le due qualità culturali e letterarie lo avrebbero candidato al più. In questa scelta c’è il fondo della sua personalità discreta ed in fondo mite, francescanamente mite. Personalmente lo piango e sono vicino di cuore alla famiglia”.

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