Di Paola e il caso Anas (galleria Belvedere): “Serve autorevolezza per salvaguardare i diritti della nostra città”
Simone Di Paola, ex segretario provinciale del Pd ed ex assessore della giunta Termine (poi defenestrato) interviene sulla vicenda Anas che ha imposto ad Aica lo stop all’erogazione idrica, facendo saltare alcuni turni di distribuzione per esigenze di cantiere in relazione ai lavori per la demolizione e ricostruzione della galleria Belvedere
SCIACCA- La vicenda di queste ultime ore è il paradosso di una città costretta a subire scelte calate dall’alto e senza nessuna preventiva comunicazione ai cittadini. Il riferimento è allo stop della erogazione dell’acqua imposto da Anas a Aica per esigenze di cantiere. Quello relativo ai lavori di demolizione e ricostruzione della galleria Belvedere. Lavori che interessano un punto nodale: la viabilità alternativa. Una vicenda sui cui noi della stampa abbiamo acceso i riflettori, altrimenti sarebbe passata in silenzio, come gran parte delle cose che hanno riflessi importanti sui cittadini e sulla città. La città soffre la mancata erogazione idrica non (stavolta) per colpa di Aica, ma per imposizioni di Anas. In silenzio e senza avvertire i cittadini. Uno stop lungo nel pieno della calura infernale causata dall’anticiclone africano. Senza acqua per giorni e giorni. Senza possibilità di farsi una doccia, di garantire i servizi essenziali nelle abitazioni.
Una vicenda che ha fatto inalberare Simone Di Paola, mentre da altri politici e da altre istituzioni vige il silenzio. “Questa notizia suscita in me non poca preoccupazione e mi induce ad un paio di riflessioni”, scrive Di Paola nel suo profilo Facebook. Amareggiato osserva che “a questo punto serve a ben poco (anche se ci sarebbe da discutere, eccome!) contestare la realizzazione di un’opera infrastrutturale che dovrebbe, il condizionale è d’obbligo, migliorare la percorribilità e la sicurezza di un tratto stradale strategico per una vasta porzione della Sicilia sud occidentale. Né tantomeno mi interessa stabilire se si sarebbe potuto sortire gli stessi effetti con progettualità meno invasive dell’abbattimento della galleria e di viabilità alternative diverse. Scongiurando le conseguenze nefaste di chiusure di anni. Al punto in cui siamo contestare questo progetto oggi serve davvero a poco, purtroppo. Ciò che invece mi interessa rimarcare è il ruolo delle istituzioni democratiche di questo territorio, le quali, oggi più che mai, sono chiamate ad assolvere ad una funzione istituzionale e sociale di enorme complessità e rilievo. Perché, se è vero che non si può fermare l’iter per la realizzazione di una grande Opera, è altrettanto vero che non si può chiedere ad una comunità di sopportarne, per un tempo lunghissimo, i contraccolpi economici e sociali. Occorre avere l’autorevolezza e la forza di poter costruire intorno alla città e al territorio di Sciacca una cintura di sicurezza un autentico “cuscinetto” sociale, in grado di tutelare i diritti e le prerogative di una città che non può essere condannata a disagi in interrotti, in nome di un’opera pubblica. Occorre altresì immaginare strumenti concreti per tutelare le attività economiche ed imprenditoriali, che non possono morire sotto i colpi del cosiddetto progresso. Insomma occorre essere talmente autorevoli da consentire a questo territorio di poter continuare a vivere e ad aver salvaguardati i propri diritti, senza per questo dover rinunciare per realizzare opere pubbliche”.
Di Paola nelle sue riflessioni pone interrogativi: “Sono stati allertati i residenti ed operatori economici della zona interessata dall’interruzione? Chi pagherà il costo dell’interruzione del servizio idrico? E’ davvero immaginabile che ai cittadini si debba chiedere di sopperire alla mancanza di acqua, pagando di tasca propria le autobotti? Ma soprattutto, si può pensare davvero di sospendere un diritto sacrosanto come se fosse la cosa più naturale del mondo?” Quando Simone Di Paola parla di “cuscinetto sociale” intende sollecitare ad “essere talmente forti ed autorevoli da salvaguardare i diritti dei propri cittadini, scongiurando il rischio che questi ultimi debbano pagare il costo sociale di questi disagi”.





