Prezzi giù ma alimentari ancora alle stelle: famiglie sotto pressione

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I rincari colpiscono beni di largo consumo: uova +8,8%, carne +6,7% (con punte dell’8,8% per la bovina), formaggi +4,5%. Tra frutta e verdura spiccano limoni (+7,6%), peperoni (+6,6%), zucchine (+4,6%) e cetrioli (+12,5%)

Il 2026 si apre con un rallentamento dell’inflazione: secondo l’Istat, a gennaio i prezzi al consumo crescono dell’1% su base annua, minimo da novembre 2024. Un segnale positivo, confermato dal ministro Urso, che ricorda come nell’ottobre 2022 l’inflazione fosse al 12,6%, mentre oggi l’Italia si colloca sotto la media europea. Ma la frenata generale non basta a rassicurare i consumatori: a trainare i rincari restano infatti i beni alimentari, con i prodotti non lavorati a +2,5% e quelli lavorati a +1,9%.

Il carrello della spesa rallenta, ma resta oneroso (+1,9% contro il +2,2% di dicembre). E i rincari colpiscono beni di largo consumo: uova +8,8%, carne +6,7% (con punte dell’8,8% per la bovina), formaggi +4,5%. Tra frutta e verdura spiccano limoni (+7,6%), peperoni (+6,6%), zucchine (+4,6%) e cetrioli (+12,5%). Le associazioni dei consumatori restano caute. Assoutenti stima per una famiglia con due figli un aggravio annuo di 222 euro, mentre Federconsumatori calcola un impatto fino a 397 euro. L’Unione Nazionale Consumatori giudica “pessimi” i dati di gennaio, segnalando un’accelerazione mensile dei prezzi alimentari dallo 0,1% allo 0,8%. Preoccupazioni anche sul fronte turistico: secondo il Codacons, i listini del settore sono cresciuti oltre tre volte il tasso medio d’inflazione, complice anche l’effetto atteso dei Giochi olimpici invernali. Un quadro che, nonostante la frenata generale, continua a mettere sotto pressione i bilanci delle famiglie.