SCOPPIA LA “REGALOPOLI” ALL’ARS: SI VOTA LA FINANZIARIA, MA ARRIVANO AVVISI DI GARANZIA PER 83 DEPUTATI

Si indaga sulle spese dei gruppi parlamentari della precedente legislatura: regali, cene, reggiseni di pizzo, piatti d’argento, borse Louis Vuitton, cravatte Hermes, pranzi in ristoranti di lusso

La Procura della Repubblica di Palermo ha notificato oggi tredici avvisi di garanzia ai capigruppo della scorsa legislatura all’Asssemblea regionale siciliana.

L’inchiesta riguarda le spese dei gruppi parlamentari e riguarda in totale 97 persone: 83 sono parlamentari della scorsa legislatura. Avvisi per Giulia Adamo, Nunzio Cappadona, Antonello Cracolici, Francesco Musotto, Rudy Maira, Nicola Leanza, Nicola D’Agostino, Giambattista Bufardeci, Marianna Caronia, Paolo Ruggirello, Livio Marrocco, Innocenzo Leontini e Cataldo Fiorenza.

Sono indagati nell’ambito dell’inchiesta sull’uso illecito dei fondi destinati ai gruppi parlamentari. L’accusa è peculato. Oltre ai parlamentari sono inquisiti 14 consulenti e dipendenti dei Gruppi. L’indagine ha scandagliato la penultima e la terzultima legislatura. La maggior parte degli illeciti contestati sarebbero riferiti alla scorsa.

La notizia è stata diffusa durante la seduta dedicata al voto della Finanziaria dal deputato del Pd Antonello Cracolici: “Ne do comunicazione – ha detto – per evitare qualche interpretazione, retroscena o misteri su un’inchiesta giudiziaria nota e partita già tempo fa. Chiarisco che non mi viene contestato di aver messo un euro in tasca”.

Acquisiti di cravatte, borse, ma anche biancheria intima griffati, gioielli e rimborsi di soggiorni in alberghi di lusso: così, secondo le Fiamme Gialle, i deputati della scorsa e della precedente legislatura e 14 consulenti e dipendenti dell’Ars avrebbero speso i rimborsi destinati ai Gruppi parlamentari.

Le spese illegittime ammonterebbero a oltre 10 milioni di euro. Per tutti l’ipotesi accusatoria è di peculato.

Tra gli indagati c’è anche Davide Faraone, deputato del Pd responsabile del Welfare nella segreteria formata da Matteo Renzi. Tra gli altri parlamentari finiti sotto inchiesta per peculato anche l’ex presidente della Regione Raffaele Lombardo e l’ex presidente dell’Ars Francesco Cascio.

Le spese finanziate ammontano a 13 milioni l’anno. Per gli investigatori, il 50% illegittime.

Gli importi contestati a ogni singolo esponente politico: per  Faraone, ad esempio, si parla di conti che tornano per 3.380 euro, per Giuseppe Lupo si indaga su quasi 40 mila euro.

Queste le cifre nel dettaglio: per l’allora semplice deputato Udc Giovanni Ardizzone, oggi presidente dell’Ars, si fa riferimento a un ammanco di 2.090 euro; Guglielmo Scammacca della Bruca, Franco Mineo, Alessandro Aricò, Giovanni Cristaudo, Carmelo Currenti, Giovanni Greco, Carmelo Incardona, Ignazio Marinese, Raffaele Nicotra, Antonino Scilla, Marco Lucio Forzese, Orazio Ragusa, Mario Parlavecchio, Salvatore Lentini, Salvatore Giuffrida, Nino Dina, Salvatore Cascio, Toto Cordaro, Pippo Gianni, Giuseppe Lo Giudice, Orazio Ragusa, Cateno De Luca, Michele Cimino, Raffaele Lombardo, Francesco Calanducci, Paolo Colianni, Orazio D’Antoni, Antonio D’Aquino, Giovanni Di Mauro, Giuseppe Federico, Giuseppe Gennuso, Riccardo Minardo, Fortunato Romano, Giuseppe Sulsenti, Giuseppe Arena, Marcello Bartolotta, Mario Bonomo, Raimondo Sciascia, Calogero Speziale, Miguel Donegani, Riccardo Savona, Cataldo Fiorenza, Salvino Pantuso, Roberto Ammatuna (5.810,66 euro ).

Giuseppe Apprendi (480 euro), Giovanni Barbagallo (11.569,44 euro),  Mario Bonomo (4.918 euro), Roberto De Benedictis (per  4.653 euro), Giacomo Di Benedetto (per 27.425 euro), Giuseppe Digiacomo (per 6.727 euro), Michele Donato Donegani (10mila euro), Cataldo Fiorenza (4.327,80 euro),  Michele Galvagno (5.681 euro di cui 1.248 per iniziative insieme a Salvatore Termine), Baldassare Guacciardi (1.365 euro), Giuseppe Laccoto (3.492 euro), Giuseppe Lupo (39.337 euro), Vincenzo Marinello (3.900  euro), Bruno Marziano (12.813 euro), Bernardo Mattarella (6.224 euro), Camillo Oddo (2.500 euro), Filippo Panarello (16.026 euro), Giovanni Panepinto (2.600 euro), Francesco Rinaldi (45.300 euro).

Per il Movimento 5 Stelle “Ancora una volta l’onorabilità e l’integrità delle istituzioni sono rimesse nelle mani della magistratura. Non conosciamo, se non per via di fonti giornalistiche, le accuse avanzate nei confronti dei politici indagati. E’ evidente, comunque, come rappresentato a più riprese nel corso di questa legislatura, la necessita’ di un intervento legislativo deciso per mettere fine al malcostume nelle gestione dei soldi dei cittadini”.

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