Sanità: in Sicilia nuove regole sull’intramoenia per provare a fermare abusi e tagliare le liste d’attesa

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Il governo regionale vara un decreto che ridisegna l’attività libero‑professionale dei medici: più controlli, limiti chiari e priorità al servizio pubblico

La Regione Siciliana sembra voglia cambiare passo sull’attività libero‑professionale intramuraria dei medici. Con un decreto che interviene su una normativa rimasta immobile per oltre dieci anni, il governo guidato punta a riportare ordine, trasparenza e coerenza tra sanità pubblica e attività privata svolta all’interno delle strutture ospedaliere. Il provvedimento, firmato dall’assessore alla Salute Daniela Faraoni, introduce criteri più stringenti per l’organizzazione dell’intramoenia. Le aziende sanitarie dovranno stabilire per ogni struttura e per ogni dirigente medico i volumi minimi di attività pubblica, che diventeranno automaticamente il tetto massimo per l’attività libero‑professionale. In altre parole, l’“Alpi” non potrà superare né i volumi né l’impegno orario del servizio pubblico e dovrà essere svolta esclusivamente fuori dall’orario di lavoro. Faraoni definisce l’operazione “complessa ma indispensabile” per aumentare le prestazioni istituzionali e migliorare la trasparenza. Il decreto prevede sistemi separati di prenotazione e incasso, tracciabilità delle prestazioni e controlli trimestrali sia da parte delle aziende sia dell’assessorato. Le autorizzazioni già rilasciate saranno riesaminate entro 30 giorni per verificarne la compatibilità con l’organizzazione interna e con l’andamento delle liste d’attesa. Un altro punto chiave riguarda le prenotazioni: le direzioni generali dovranno cancellare quelle che, pur registrate nel pubblico, sono state poi effettuate in regime libero‑professionale, per evitare che i tempi d’attesa risultino falsati da prestazioni non più necessarie. Schifani parla di un intervento “necessario per ridurre distorsioni accumulate negli anni” e per garantire ai cittadini un accesso più equo alle cure. Il presidente rivendica l’obiettivo politico: rafforzare le prestazioni in regime istituzionale e incidere sulle liste d’attesa, uno dei nodi più critici della sanità siciliana.