Pd Sicilia, 9 iscritti portano il congresso in tribunale. Primo firmatario Lillo Pumilia
Contestata la regolarità dell’assemblea di gennaio: tra i votanti sarebbe comparso anche un nome inesistente. «Ultima sponda dopo il silenzio degli organismi di garanzia», spiegano i promotori.
Nove iscritti del Pd siciliano hanno depositato un atto di citazione al tribunale di Palermo per chiedere la verifica della correttezza delle procedure del congresso regionale celebrato lo scorso giugno. Al centro della contestazione c’è l’assemblea del 27 gennaio all’hotel Astoria di Palermo, durante la quale alcuni partecipanti hanno messo in dubbio la votazione online sulla scelta delle primarie per eleggere il segretario, sostenendo che tra i votanti sarebbe comparso anche il nome di una persona deceduta. L’atto è stato presentato il 31 dicembre e la prima udienza è fissata per il 26 maggio. «Ricorrere al magistrato ordinario – spiega Lillo Pumilia, ex deputato e primo firmatario – è sempre l’ultima sponda, quasi una forzatura. Ma lo abbiamo fatto perché nessuna risposta è arrivata dagli organismi di garanzia interna ai ricorsi già presentati. Nessuna presa di posizione dalla segreteria nazionale, e il partito è rimasto diviso, politicamente fiaccato e ininfluente. Questa iniziativa vuole essere una spinta inusuale ma necessaria per trovare una soluzione e rilanciare il partito». Sulla stessa linea il deputato regionale Giovanni Burtone, firmatario dei ricorsi alle commissioni di garanzia ma non dell’atto giudiziario: «Dopo aver tentato tutti i percorsi di dialogo, anche con le commissioni nazionale e regionale, senza esito, alcuni attivisti hanno deciso di procedere. È stato l’ultimo passaggio possibile per chi non vede compattezza nel partito, pur restando aperti al confronto».





