La casa demolita nel ’75 “riappare” per il fisco
Gli eredi ricevono una nuova intimazione Imu per un immobile distrutto dall’alluvione del 1971
La storia degli eredi di una famiglia di Porto Empedocle è l’emblema di una burocrazia che, a distanza di mezzo secolo, continua a ignorare la realtà. La loro abitazione in vicolo Catalano fu spazzata via dall’alluvione del 1971, dichiarata inagibile e demolita nel 1975. Da allora non esiste più nulla: né muri, né fondamenta. Eppure, per il Comune, quell’immobile continua a vivere nei registri tributari. Prima l’Ici, poi l’Imu: ogni anno gli eredi devono presentarsi agli uffici comunali per dimostrare nuovamente che la casa è stata demolita oltre cinquant’anni fa, ottenendo così gli sgravi. Una procedura che si ripete senza che l’amministrazione aggiorni definitivamente i dati. L’ultimo episodio è l’intimazione di pagamento inviata dalla Sogert, che chiede di saldare entro cinque giorni l’Imu 2018, 2019 e 2020, minacciando pignoramenti o fermo amministrativo. Una richiesta che la famiglia definisce assurda. «Ogni anno dobbiamo provare che la casa non esiste più – racconta il figlio degli ex proprietari –. Ma ora si è superato ogni limite. Come possiamo pagare per un immobile demolito e per il quale non abbiamo mai ricevuto alcun indennizzo?». Il caso solleva interrogativi sulla gestione dei dati catastali e sulla continuità amministrativa: com’è possibile che un immobile demolito da mezzo secolo continui a generare tributi? Una vicenda che mette in luce il peso degli errori burocratici sui cittadini e la difficoltà di far valere diritti elementari di fronte a un sistema che sembra non voler vedere la realtà.





