INCOMPIUTE: CI APPROPRIAMO DI RECORD NEGATIVI ANCHE SE ALTRI CI BATTONO

Editoriale di Filippo Cardinale

La mania saccense di farsi del male a tutti i costi ingloba anche il vizio di ingigantire numeri e posizionarsi sul gradino massimo delle città che vantano opere pubbliche incompiute. Il sito web della testata giornalistica Rapubblica.it, edizione siciliana, ieri ha diffuso una notizia definendo Sciacca “capitale delle opere pubbliche incompiute”.

Molto probabilmente, la redazione della testata non ha appurato la notizia, compiendo l’errore di usurpare il non ambito titolo alla città di Giarre. E’ infatti la città turistica catanese a vantare il titolo di “capitale delle incompiute”, elencando ben 9 strutture mai completate. Una elencazione certificata da“ASud’Europa”, settimanale del Centro Studi Pio La Torre, e che fa di Giarre il Comune con 9 opere pubbliche “di ingegneria che rasenta l’assurdo”. Dal teatro comunale, costruito fuori asse, con quattro progetti diversi – dal 1968 al 1987 – e una somma consistente di finanziamenti, al parcheggio multiplano, ma senza uscita. Costruita anche una piscina olimpionica lunga 49 metri, invece dei regolamentari 50 e un campo da polo da 20 mila posti. E poi, una ludoteca e uno stadio di atletica, un teatro, un parcheggio multipiano (ora terminato), la casa per anziani Madre Teresa, il mercato dei fiori e la pista delle macchinine: edifici abortiti che ora compongono il “parco archeologico dell’incompiuto siciliano”.

L’attenzione rivolta a Sciacca dal giornale online Repubblica.it, francamente, non evidenzia nessuna notizia considerando che sulla vicenda delle incompiute sono state scritte centinaia di pagine. Per chi era ancora pargoletto, basta ricordare le cartoline “Sciacca, soldi spesi bene”. Cartoline che raccontavano la storia delle opere incompiute saccensi. Ne’ una in più, né una in meno, rispetto a quanto riportato da Repubblica.it

Sciacca non è certo la Florida, ma, senza apparire campanilisti, non credo che altre realtà possano vantare aspetti positivi come al pari della nostra Sciacca. Si può essere critici fino all’inverosimile, si può avere rancore genetico, ma negare che Sciacca viaggia su un binario molto diverso da tante realtà siciliane è un dato incontrovertibile.

Si può criticare senza sosta il progetto inziale di Sciaccamare con 11 alberghi. Ma se non vi fossero i quattro realizzati, oggi Sciacca non sarebbe una città turistica.

Si può serbare rancore quotidiano contro tutto e contro tutti, ma Sciacca è anche una delle mete del turismo di lusso internazionale e fa parte di un circuito golfistico i cui campi sono tra i più belli e interessanti del globo.

Si può essere arrabbiati costantemente e vedere il bicchiere sempre mezzo vuoto, ma è innegabile la maestria di artigiani che con impegno quotidiano contribuiscono a rendere valore alla nostra Sciacca.

Si può essere vocati a gettare fango quotidianamente sulla nostra Sciacca, ma si oscura, così, il lavoro certosino che stanno facendo corallari e ceramisti a esportare le nostre eccellenze nel mondo. Il corallo di Sciacca sta conquistando buone fette di mercato in Giappone, grazie all’impegno di giovani orafe.

Diverse cose non vanno nella nostra Città, buche, pulizia, e via dicendo. Ma esaltare solo ed esclusivamente fatti datati e farciti di una cultura dominante nella prima Repubblica, contribuisce a dipingere Sciacca come non è, come non la vedono altri che, invece, la apprezzano. Dipingere Sciacca con continue gettate di fango non giova ad attrarre eventuali imprenditori. Ogni riferimento alle Terme non è casuale.

Da una testata come Repubblica.it ci aspettavamo maggiore cautela. Essere sputtanati con argomenti assai datati e che non presentano nessuna “notizia”, ci ha, sinceramente, offesi come saccensi.

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