Da Sciacca al Veneto: tedofori saccensi a 1.500 chilometri di distanza
Francesco e Giuseppe Sabella, vite parallele tra Nord e Sud: ingegneri, sportivi e ora protagonisti del viaggio della fiamma olimpica
SCIACCA. Una storia che sembra scritta dal destino, fatta di radici comuni e strade lontane che tornano a incrociarsi grazie allo sport. Francesco e Giuseppe Sabella, due professionisti originari di Sciacca, sono stati entrambi tedofori di Milano-Cortina 2026, ma hanno corso la loro tratta a 1.500 chilometri di distanza l’uno dall’altro, uno in Sicilia lo scorso dicembre e uno oggi a Rovigo. Un simbolo perfetto di un’Italia che unisce, anche quando la vita porta in direzioni opposte. I due fratelli condividono un passato sportivo importante: atletica e pallavolo, ed altre discipline che hanno segnato la loro giovinezza e che ancora oggi praticano a livello amatoriale. Ma condividono anche un percorso professionale affine: entrambi sono ingegneri e manager nel settore dell’information technology, seppur con traiettorie geografiche molto diverse. Francesco, laureato a Modena, dopo dieci anni in una multinazionale della ceramica ha scelto di tornare in Sicilia, stabilendosi a Sciacca, dove oggi vive e lavora. Giuseppe, invece, dopo la laurea a Palermo ha intrapreso una carriera nel mondo della moda e da vent’anni vive in provincia di Vicenza, cuore produttivo del Nord-Est. Due vite lontane, due mondi diversi, ma un’unica passione: lo sport. La loro partecipazione al viaggio a distanza della fiamma olimpica diventa così una piccola, luminosa storia di orgoglio saccense: due percorsi paralleli che, pur separati da 1.500 chilometri, continuano a correre nella stessa direzione. “Sono siciliano di nascita ma cornedese di adozione – ha commentato oggi emozionato Giuseppe dopo la sua esperienza – vivo qui da 20 anni, luogo dove ho conosciuto mia moglie e dove crescono i miei figli. Ho scritto un libro sulla mia vita e racconto la mia storia all’interno del progetto “Biblioteca vivente”. Il viaggio della torcia rappresenta simbolicamente i miei spostamenti in diverse città d’Italia, fino a quando mi sono stabilito qui, in questa città che è diventata casa.”






