Chirurghi malati a Sciacca: paziente fragile trasferito e operato a Ribera senza rianimazione

La carenza cronica di personale negli ospedali dell’Agrigentino costringe a scelte organizzative rischiose: un intervento...

La carenza cronica di personale negli ospedali dell’Agrigentino costringe a scelte organizzative rischiose: un intervento urgente eseguito lontano dal presidio attrezzato riaccende il dibattito sulla mancata integrazione tra Sciacca e Ribera

SCIACCA. La cronica carenza di personale negli ospedali dell’Agrigentino torna a far emergere criticità che, in alcuni casi, sfiorano situazioni di potenziale mala sanità. L’ultimo episodio riguarda un paziente fragile, bisognoso di un intervento chirurgico urgente, che non ha potuto essere operato all’ospedale “Giovanni Paolo II” di Sciacca per l’assenza di chirurghi disponibili nell’Unità Operativa Complessa di Chirurgia. Ce ne sono tre in servizio, ma due erano in malattia e l’unico disponibile da solo non può entrare in sala operatoria. Il paziente è stato quindi trasferito al presidio ospedaliero di Ribera, dove l’intervento è stato eseguito dall’Unità Operativa Semplice di Chirurgia. Una volta stabilizzato, è stato riportato nuovamente a Sciacca. Un percorso complesso e rischioso, seppure al “Fratelli Parlapiano” ci siano medici preparati: il problema è che l’ospedale di Ribera non dispone di un reparto di rianimazione, elemento essenziale per la gestione delle emergenze post-operatorie nei pazienti più fragili. Secondo fonti interne, sarebbe stato possibile – e probabilmente più sicuro – disporre l’invio dei chirurghi di Ribera a Sciacca, evitando così il trasferimento del paziente e riducendo i rischi legati all’assenza di un supporto rianimatorio adeguato. Una scelta organizzativa che solleva interrogativi sulla gestione delle risorse e sulla capacità di coordinamento tra i due presidi. L’episodio riporta al centro del dibattito le difficoltà dell’Unità Operativa Complessa di Chirurgia di Sciacca, che attualmente può contare su soli tre dirigenti medici chirurghi. Un numero insufficiente per garantire turni completi, reperibilità e continuità assistenziale, soprattutto in un ospedale che serve un vasto bacino di utenza. La vicenda mette inoltre in luce un problema più ampio: l’Azienda sanitaria provinciale non riesce a rendere realmente complementari le strutture di Sciacca e Ribera. In teoria, i due ospedali dovrebbero integrarsi per offrire un servizio efficiente e sicuro; nella pratica, la mancanza di personale e una gestione frammentata rischiano di trasformare questa complementarità in un’illusione. Il risultato è un sistema che, invece di proteggere i cittadini, li espone a rischi evitabili.

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