Cavidotto sottomarino tra la Tunisia e la Sicilia, può danneggiare la marineria saccense. Presentate osservazioni al progetto - Corriere di Sciacca

Cavidotto sottomarino tra la Tunisia e la Sicilia, può danneggiare la marineria saccense. Presentate osservazioni al progetto

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Recentemenete abbiamo scritto sul cavidotto da realizzare nel mare Mediterraneo e che collega la Sicilia con Tunisi. Nel progetto si evine che interesserà il tratto di mare saccense. Presentate osservazioni

SCIACCA- “Tutelare l’ecosistema marino e il comparto della pesca”. L’Amministrazione comunale e le cooperative della pesca di Sciacca Fra Pescatori, Madonna del Soccorso e San Paolo Consulting hanno predisposto osservazioni al progetto di realizzazione di un cavidotto nel Mediterraneo, di interconnessione elettrica sottomarina tra la Tunisia e la Sicilia. Le osservazioni, redatte con il contributo tecnico dell’ingegnere Mario Di Giovanna, e formulate nell’ambito delle procedure autorizzative e valutative in corso, sono state trasmesse alla Capitaneria di Porto di Porto Empedocle. 
Il progetto prevede la realizzazione di una infrastruttura energetica di interconnessione elettrica internazionale in corrente continua ad alta tensione per una lunghezza complessiva di circa 200 km tra la località tunisina di Kelibia e Marinella di Selinunte. “Il corridoio marino dell’infrastruttura – si rappresenta nelle nel documento delle osservazioni – insiste in un sistema geografico e produttivo che presenta forti interconnessioni con l’area della Sicilia sud-occidentale, incluse le rotte operative e le superfici marine storicamente utilizzate dalla marineria di Sciacca, rendendo pertanto necessario un approfondimento rigoroso sugli effetti economici, ambientali e produttivi che l’opera potrebbe determinare sul territorio saccense e sull’intero comparto della pesca locale”. Amministrazione comunale e cooperative della pesca parlano non solo del cavidotto in sé ma anche delle opere di protezione previste “tra cui tecniche di jetting per sedimenti incoerenti, trenching meccanico per fondali compatti, eventuali interventi di rock dumping nei casi in cui l’interramento non risulti praticabile, protezioni meccaniche e possibili sistemi di deterrenza anti-trawling finalizzati alla protezione dell’infrastruttura rispetto ai rischi derivanti dalla pesca a strascico, dalle reti trainate o da attività di ancoraggio”.
“Riconosciamo l’importanza strategica dell’opera nel rafforzamento delle politiche di sicurezza energetica euro-mediterranea, ma chiediamo a chi è chiamato a valutare il progetto di tenere nella debita considerazione il delicato ecosistema marino da salvaguardare e le ripercussioni su chi vive di pesca che va tutelato” dichiarano il sindaco Fabio Termine e l’assessore alle Attività Produttive Francesco Dimino. Insomma, c’è la forte preoccupazione che la realizzazione del cavidotto possa introdurre “un’interferenza con il comparto pesca, determinando limitazioni permanenti all’utilizzo di specifiche porzioni di fondale, incompatibilità funzionale con alcune tecniche di pesca professionale, istituzione di fasce tecniche di rispetto, compressione delle aree di strascico e modifiche operative alle rotte tradizionalmente utilizzate dalla marineria”. E ancora: “La tutela dell’ecosistema marino, si evidenzia, “non può essere considerata subordinata alle sole esigenze infrastrutturali, ma deve costituire condizione essenziale di compatibilità territoriale e sostenibilità dell’intervento”. Nel riconoscere il valore strategico dell’infrastruttura, si sottolinea che la sua realizzazione non deve tradursi “in una penalizzazione irreversibile del comparto pesca”, ma deve poter convivere con misure capaci di salvaguardare lavoro, economia del mare e stabilità territoriale”.
L’Amministrazione comunale, le cooperative della pesca Fra Pescatori, Madonna del Soccorso e San Paolo Consulting chiedono in sintesi di garantire la piena salvaguardia della continuità economico-produttiva del comparto pesca locale; la minimizzazione di qualsiasi interferenza permanente o sproporzionata sulle attività marittime professionali; la rigorosa tutela degli habitat marini sensibili e dell’integrità ecosistemica del Canale di Sicilia; l’adozione di adeguati strumenti compensativi e ristori economici in presenza di interdizioni o limitazioni produttive, in termini di indennità per riduzione delle aree di pesca, rafforzamento delle infrastrutture marittime, sconti sul costo dell’energia elettrica; il rispetto del principio di equilibrio tra interesse strategico internazionale e sostenibilità economica, sociale e ambientale dei territori coinvolti”.

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