Cassazione: il nome “Salaparuta” appartiene al territorio e non solo alla storica cantina
La Suprema Corte conferma la prevalenza della denominazione geografica sulla storica azienda Duca di Salaparuta. La DOP resta pienamente valida: il nome è un bene collettivo.
La Corte di Cassazione chiude una delle dispute più delicate del vino siciliano, confermando la piena legittimità della DOP Salaparuta e respingendo il ricorso della storica cantina Duca di Salaparuta. Accogliendo i principi espressi dalla Corte di Giustizia UE, la Suprema Corte ribadisce che il nome geografico prevale sul marchio anteriore: “Salaparuta”, in quanto riferimento territoriale, non può essere sottratto alla denominazione di origine. Il caso riflette una tensione strutturale del sistema vitivinicolo italiano: il rapporto tra marchi aziendali consolidati e brand territoriali tutelati dalle DOP. La cantina, fondata nel 1824, sosteneva che l’uso del nome nella DOC riconosciuta nel 2006 potesse generare confusione. Ma il diritto europeo è chiaro: il nome geografico è un bene collettivo, non appropriabile da un singolo operatore. La Cassazione conferma così la coesistenza obbligatoria tra marchio e denominazione, escludendo che la notorietà aziendale possa limitare la DOP. Il Consorzio, per voce del presidente Pietro Scalia, sottolinea il valore simbolico della sentenza, che arriva nel ventennale del riconoscimento ministeriale e rafforza l’identità produttiva del territorio.





