Povertà, Istat: in Sicilia segnali di miglioramento nel 2025, ma chi resta povero è più povero

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Nell’area insulare le famiglie in povertà assoluta scendono da 316mila a 272mila. L’incidenza cala all’9,6%, ma sale l’intensità della deprivazione al 19%. Affittuari, minori e famiglie straniere le più fragili

Timidi segnali di miglioramento, ma fratture ancora profonde. Il nuovo rapporto Istat sulla povertà 2025 evidenzia una schiarita per Sicilia e Isole, senza colmare il divario con il resto d’Italia. Nell’area insulare le famiglie in povertà assoluta scendono a 272 mila dalle 316 mila del 2024. Gli individui poveri passano da 851 mila a 723 mila. L’incidenza tra i nuclei cala dall’11,2% al 9,6%, tra i singoli dal 13,4% all’11,4%. Traino dai piccoli comuni fino a 50 mila abitanti, non periferici delle aree metropolitane, dove il tasso crolla dal 13,1% all’8,3%.Resta però il paradosso: meno poveri, ma più poveri. L’intensità della povertà familiare, che misura quanto la spesa sta sotto la soglia minima, sale dal 17% al 19%. Chi resta sotto la soglia è più distante dal minimo per vivere dignitosamente. Per un adulto solo 30-59 anni nei grandi centri siciliani la soglia è 773,25 euro al mese.Fragilità al Sud: tra i minori l’incidenza è al 15,2% contro 10,7% al Centro e 12,5% media nazionale. Tra le famiglie in affitto tocca il 22,4%, 318 mila nuclei. Divario enorme per cittadinanza: 33,8% tra famiglie con stranieri, 36,3% tra soli stranieri, contro 8,2% tra soli italiani.Sul fronte povertà relativa il Mezzogiorno resta al 19,5%, con picchi del 37,2% per coppie con tre o più figli e 34,9% per chi cerca lavoro.

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