Rosario Livatino Patrono dei magistrati italiani: il decreto del Vaticano
Decisivo il sostegno della Cei. Zuppi: “Autentico uomo di legge, ha saputo contemperare verità e carità”
Il Beato Rosario Angelo Livatino è il nuovo Patrono dei magistrati italiani. A stabilirlo è il decreto del 7 ottobre 2026 del Dicastero per il Culto divino e la disciplina dei sacramenti, che accoglie e ufficializza la richiesta avanzata dal Comitato promotore e sostenuta in tutte le fasi dell’iter da tutti i vescovi italiani.Un riconoscimento storico per il magistrato siciliano ucciso dalla mafia e proclamato Beato il 9 maggio 2021, primo magistrato beato nella storia della Chiesa. A sottolinearne il valore è il cardinale Matteo Zuppi, Arcivescovo di Bologna e Presidente della Cei: «Il giudice Livatino si è distinto quale autentico uomo di legge e fedele servitore dello Stato. Nel suo servizio alla collettività, è stato capace di contemperare nell’esercizio delle sue funzioni la verità con la carità, la scienza giuridica con l’etica cristiana e l’atto del giudicare con un discernimento illuminato dalla fede e dalla preghiera». Parole che racchiudono l’essenza di Livatino: il “giudice ragazzino”, come veniva chiamato per il suo volto giovane e pulito, nato a Canicattì il 3 ottobre 1952, morto a soli 37 anni.
Il 21 settembre 1990, mentre percorreva senza scorta la statale 640 Agrigento-Caltanissetta, fu freddato a colpi di pistola dagli uomini della Stidda agrigentina. Stava andando in tribunale. Lavorava in silenzio, con rigore assoluto, su inchieste scomodissime tra mafia e corruzione. Laureato in Giurisprudenza a Palermo, sostituto procuratore ad Agrigento dal 1979 al 1989 e poi giudice al Tribunale, Livatino aveva scelto la via più difficile: quella della coerenza quotidiana. Non eroe da copertina, ma uomo di fede discreta, legata al Vangelo e al Rosario che portava sempre con sé. Nei suoi diari e appunti, riscoperti dopo la morte, emerge l’idea di una giustizia mai vendetta, ma servizio: “Quando moriremo, nessuno ci verrà a chiedere quanto siamo stati credenti, ma credibili”, scriveva. La Chiesa lo ha riconosciuto martire per la fede e la giustizia. La sua figura oggi, in un tempo di profonda crisi di fiducia nelle istituzioni, torna a essere modello vivo per chi amministra la legge. Non solo per i magistrati, ma per ogni servitore dello Stato.Con la proclamazione a Patrono, Livatino entra ufficialmente nel calendario civile e spirituale della magistratura italiana come intercessore speciale, esempio di chi ha saputo tenere insieme diritto e coscienza, Stato e Vangelo, fino al sacrificio estremo.





