Marineria saccense sempre più in crisi. Col garo gasolio si è costretti a lasciare ormeggiati i pescherecci
La marineria di Sciacca è fortemente preoccupata per la grave situazione determinata dall’ulteriore aumento del prezzo del gasolio, che ha ormai superato 1,30 euro al litro, raggiungendo livelli tali da mettere seriamente a rischio la ripresa dell’attività di pesca
SCIACCA- Non c’è pace per la marineria di Sciacca (e non solo). ferma da un mese per il fermo biologico e attanagliata da una crisi senza precedenti. I rappresentanti delle tre strutture associative e gli armatori della marineria saccense si sono riuniti sabato scorso evidenziando come il costo del carburante sia ormai diventato insostenibile per le imprese di pesca. Dall’inizio del conflitto in Medio Oriente, il prezzo del gasolio risulta, infatti, pressoché raddoppiato, incidendo pesantemente sui bilanci aziendali e rendendo sempre più difficile sostenere le spese necessarie per tornare in mare.
Operatori altamente preoccupati e con l’imminente conclusione del fermo biologico, prevista per il 30 settembre, la considerazione primaria è che l’uscita per la battuta di pesca diventa economicamente insostenibile per via dell’alto costo del gasolio. Per molti armatori appare estremamente difficile ipotizzare una regolare ripresa dell’attività: «Uscire in mare con questi costi significa, in molti casi, andare incontro a perdite economiche che le imprese non sono più in grado di sostenere».
La situazione rischia di produrre gravi conseguenze anche sul piano occupazionale. Tra le ipotesi prospettate vi è, infatti, anche il ricorso agli strumenti di sostegno al reddito per gli equipaggi, qualora non vengano create in tempi rapidi le condizioni economiche necessarie affinché le imbarcazioni possano riprendere l’attività.
La marineria di Sciacca mantiene in queste ore uno stretto contatto con le altre marinerie siciliane e con quelle dell’Adriatico, nella consapevolezza che il problema del caro carburante non riguarda una singola realtà, ma interessa l’intero comparto della pesca italiana. Gli operatori attendono risposte concrete da parte del Governo nazionale e del Governo regionale. La marineria, pur consapevole degli aiuti e delle misure di sostegno di prossima attuazione, derivanti da provvedimenti adottati nei mesi scorsi, ritiene che nelle attuali condizioni di mercato tali interventi non siano sufficienti a rendere economicamente sostenibile la ripresa dell’attività. «Non chiediamo di fermare la pesca: chiediamo di poter lavorare. Per tornare in mare, però, dobbiamo essere messi nelle condizioni di farlo senza accumulare ulteriori perdite. Con il prezzo del gasolio a questi livelli, il rischio concreto è che le imbarcazioni restino ferme anche dopo la conclusione del fermo biologico e che a pagarne il prezzo più alto siano le imprese, gli armatori e, soprattutto, gli equipaggi».





