Diciannove 19 morti di freddo, tra loro donne e giovani. Ennesima tragedia nel Canale di Sicilia
Vivi e morti erano sullo stesso gommone, trainato dalla Guardia costiera dall’area SAR libica fino a Lampedusa
Diciannove cadaveri sono stati recuperati dalla Guardia costiera al largo delle Pelagie. Cinquantotto le persone salvate: sette portate al Poliambulatorio, cinque in condizioni critiche, due trasferite in elisoccorso a Palermo. Tra i ricoverati anche la giovane donna che ha protetto un bimbo di un anno rimasto orfano, ora in ipotermia e intossicata da fumi di idrocarburi. Altri quattro uomini e due bambini sono stati soccorsi: i piccoli non sono in pericolo, gli adulti sono in condizioni serie per ipotermia e inalazione di idrocarburi. Vivi e morti erano sullo stesso gommone, trainato dalla Guardia costiera dall’area SAR libica fino a Lampedusa. Secondo i sopravvissuti erano in 80: tre uomini sarebbero caduti in mare prima dell’arrivo dei soccorsi. Il natante, lungo dieci metri, sarebbe partito da Abu Kammash, in Libia, all’alba di lunedì. Durante il trasferimento verso Lampedusa, con mare in tempesta e temperature intorno ai 10 gradi, altre persone sono decedute per il freddo. I corpi sono stati portati alla camera mortuaria di Cala Pisana, mentre i sopravvissuti – originari di Sudan, Sierra Leone, Gambia, Nigeria, Ghana ed Etiopia – sono stati trasferiti all’hotspot. Raccontano di aver pagato tra 400 e 2.000 euro per la traversata. La ong Sea-Watch aveva lanciato un allarme già lunedì notte per un’imbarcazione con circa 70 persone a bordo. Le coordinate e il numero dei migranti fanno pensare che si trattasse dello stesso gommone.





