“Piazza Rossi non si tocca”: Di Paola attacca la scelta di affidare i parcheggi ai privati
L’ex assessore: “Un passo indietro clamoroso: si smantella un modello pubblico efficiente per tornare a logiche che non tutelano i cittadini”
La possibile privatizzazione dei parcheggi di piazza Rossi accende lo scontro politico a Sciacca. L’ex assessore Simone Di Paola interviene con toni duri, definendo l’ipotesi «un arretramento incomprensibile» rispetto al percorso avviato nella precedente consiliatura, quando l’amministrazione guidata da Francesca Valenti aveva riportato la gestione dei parcheggi a pagamento sotto il controllo pubblico. Di Paola rivendica quella scelta come una delle più identitarie della passata amministrazione: “La gestione pubblica, sostiene, aveva garantito un servizio moderno e funzionale, grazie anche a un’app che permetteva agli utenti di pagare e sostare con facilità, senza disservizi né complicazioni. Non solo un risultato tecnico, ma un’impostazione politica chiara: i servizi che incidono sulla vita quotidiana devono restare nelle mani della collettività”. L’ex assessore non usa mezzi termini: “Tornare ai privati, se confermato, sarebbe un passo indietro difficile da comprendere e da condividere”. Una scelta che, a suo giudizio, rischia di sacrificare l’interesse pubblico in favore di logiche puramente commerciali. Di Paola avverte che la gestione privata potrebbe tradursi in minore controllo, minore trasparenza e minore equità per i cittadini. “Di Paola “Auspica che le indiscrezioni non trovino conferma (in realtà non si tratta di indiscrezioni ma di una precisa volontà dell’amministrazione che l’assessore Salvino Patti ha reso pubblica durante una seduta del consiglio comunale. “Se così fosse – dice Di Paola – occorre un ripensamento serio e responsabile”. E ricorda che la difesa della gestione pubblica non è una battaglia ideologica, ma una scelta di campo che mette al centro la comunità. Per l’ex assessore, rinunciare al modello pubblico significherebbe rinunciare a un principio fondamentale: i servizi essenziali devono essere governati nell’interesse di tutti, non affidati a logiche di profitto. La vicenda è destinata a far discutere, perché tocca un nodo sensibile: il rapporto tra città, servizi e qualità della vita.





