Regione: gli immobili venduti da Cuffaro tornano pubblici
La giunta Schifani riacquista il patrimonio ceduto nel 2007: operazione da 68,5 milioni per porre fine a una delle più costose manovre di finanza creativa della Regione
Un Cuffaro vende, un altro Cuffaro ricompra. Si chiude dopo vent’anni una delle operazioni di finanza creativa che più hanno inciso sulle casse della Regione. Nel 2007 il governo guidato da Totò Cuffaro cedette 30 immobili pubblici – sedi di uffici regionali – a un fondo privato, per poi riaffittarli il giorno successivo. L’operazione garantì una liquidità immediata di 222 milioni, ma vincolò l’ente al pagamento di canoni per circa 20 milioni l’anno. La spesa complessiva sostenuta fino a oggi per continuare a utilizzare quegli immobili ha raggiunto i 350 milioni. Il governo Schifani ha ora chiuso definitivamente la partita. A firmare l’acquisizione è il fratello dell’ex presidente, Silvio Cuffaro, dirigente generale del dipartimento Finanze. La Regione ha investito 68,5 milioni per acquistare il 65% delle quote del Fiprs, il Fondo Immobiliare Pubblico Regione Siciliana, di cui già possedeva il 35%. Le restanti quote erano detenute da Intesa, Unicredit e Natixis, che ora incassano la somma stanziata nella legge di stabilità 2026‑2028. Il bilancio complessivo dell’operazione è netto: la Regione incassò 222 milioni nel 2007, ma tra affitti e riacquisto ha speso 420 milioni per tornare in possesso degli stessi 30 immobili. Per completare il percorso si è avvalsa della consulenza legale di Bip Law & Tax (34 mila euro) e della due diligence economico‑finanziaria di Praxi spa (61 mila euro). La riacquisizione viene valutata positivamente anche dall’opposizione. Il deputato Pd Antonello Cracolici parla di “atto di buona amministrazione che mette una toppa a un’operazione ardita di vent’anni fa”, pur sottolineando che molti immobili versano in condizioni critiche per la mancata manutenzione. Sul futuro del patrimonio, l’assessore all’Economia Alessandro Dagnino indica diverse strade: gli immobili strategici – come sedi di assessorati, Esa o Corte dei Conti – potranno restare nel fondo ora interamente pubblico o essere trasferiti al patrimonio regionale; per gli altri si valutano cessione, mantenimento degli affitti o progetti di rigenerazione urbana. La Regione, dopo due decenni, torna finalmente libera di decidere.





