L’Italia si smarca dal conflitto: “Nessun coinvolgimento nella guerra”
Il Consiglio Supremo di Difesa richiama l’articolo 11, condanna gli attacchi ai civili e avverte sui rischi di escalation ibrida
Il Consiglio Supremo di Difesa, riunito al Quirinale per oltre due ore e mezza, esprime «grande preoccupazione» per gli effetti destabilizzanti dell’azione militare di Stati Uniti e Israele contro l’Iran e per la «moltiplicazione delle iniziative unilaterali» che indeboliscono il sistema multilaterale. Nel comunicato si richiama l’articolo 11 della Costituzione e si ribadisce che «l’Italia non partecipa e non prenderà parte alla guerra», come confermato dalla presidente del Consiglio. Ferma la condanna degli «inaccettabili attacchi ai civili», inclusa la strage nella scuola di Minab, e l’allarme per possibili derive di «guerra ibrida» e iniziative terroristiche. È la prima seduta dopo le polemiche sul caso Garofani, ma da ambienti governativi si parla di «assoluto allineamento» con il Colle. Il documento finale definisce la linea italiana: distanza dal conflitto, centralità della diplomazia, impegno per ridurre la tensione. Il Csd denuncia le «gravi violazioni» della risoluzione Onu in Libano e gli «inammissibili attacchi israeliani» contro Unifil, esprimendo vicinanza ai militari italiani. Preoccupano anche i missili verso Cipro e Turchia e le azioni iraniane nello Stretto di Hormuz. Il Consiglio prende atto della risoluzione parlamentare sugli aiuti difensivi ai Paesi del Golfo e sulla gestione delle basi Usa, ribadendo che ogni richiesta ulteriore passerà dal Parlamento.





