Successo e sold out per “L’ultima bolgia”, il lavoro teatrale di TeatrOltre messo in scena ieri sera al teatro Popolare Samonà
Sala piena di pubblico attento alla rappresentazione de “L’ultima bolgia”. Un lavoro teatrale che esce dai binari soliti per percorrere quelli che conducono ad un livello culturalmente superiore, pieno di contenuti, riflessioni. Una proposta che ha riscosso successo, apprezzamento, impegno nel seguire il lavoro messo in scena
SCIACCA- “L’ultima bolgia”, la nuova produzione della compagnia saccense TeatrOltre messa in scena ieri sera al tetaro Popolare “Samonà”, non è solo l’impegno del regista Gianleo Licata, ma rappresenta, forse in misura maggiore, una sfida impegnativa che si sposa con la complessa architettura teatrale partorita decenni fa dall’architetto Samonà. Una sfida lanciata per testare la risposta di una città spesso accusata di essere impermeabile alle proposte culturali di alto livello, di proposte culturali che vanno oltre qualche ora di comicità. No, “L’ultima bolgia” è altro. E’ un impegno culturale che conduce lo spettatore in un viaggio magistralmente condotto dagli attori Franco Bruno, Alessia Cattano, Nicola Puleo e Francesca Licari. Un percorso che rilegge la Divina Commedia proiettandola, però, in un contesto storico degli anni Venti del Novecento, attraversato da contraddizioni, fermenti culturali e profonde trasformazioni sociali, crisi finanziarie, come quella del 1921 che sconvolse pesantemente l’America. La navigazione de “L’ultima bolgia” segue la rotta dell’ispirazione dell’opera immensa di Dante con il pregio di condurla in un immaginario suggestivo dove si incrociano allegoria e modernità in temi che sono terribilmente attuali. Gli attori, eccellenti e di alta performace, capaci di raggiungere la perfezione, hanno preso per mano gli spettatori traghettandoli in un viaggio denso di rimandi letterari e tensioni morali, in cui la potenza simbolica dell’Inferno diventa specchio delle inquietudini umane. Lo spettatore, allora, diventa partecipe di una realtà. Nulla è cambiato rispetto al perido dantesco, ma tutto ha cambiato forma nelle varie sfaccettature dell’essere umano invaso di sete di potere, di ingiustizia, incapace di perdono ma sempre pronto alla vendetta. Ci si accorge che le atrocità della medievale Inquisizione sono mutate nella cattiveria e nella ferocia dei moderni social, dove si giudica con spietata facilità e cattiveria, senza neanche il beneficio di una prova come si concedeva alle streghe e si getta con estrema facilità sul rogo. Una constatazione che ha il suo finale nelle parole pronunciate da Franco Bruno: “Il Male non è un entità ferma e rigida e anche nel cuore più oscuro possiamo trovare un barlume di umanità”. Così la speranza, radice del messaggio cristiano, può mutare in salvezza e la redenzione più ingentilire anche i cuori più spietati. Nel lavoro del regista Gianleo Licata, la tentazione satanica di Lucifero è incarnata da una donna, Alessia Cattano. Un ruolo di particolare impegno che la Cattano ha svolto con la bravura di una attrice di lungo corso. Il percorso teatrale si è svolto con la magistrale interpretazione del conte Ugolino della Gherardesca, Ciacco, Caronte, da parte di Nicola Puleo. Di altissimo livello l’interpretazione di Francesca Licari che ha accapponato la pelle degli spettatori con l’interpretazione di nei panni di Semiramide, Luisa de Cervantes. Il male e il bene, l’ingiustizia e la giustizia, la vendetta e il perdono si intrecciano nel percorso offerto alla platea. L’altra faccia del male è il perdono, la redenzione.
E’ stato un azzardo la proposta teatrale di TeatrOltre? Si. Un azzardo vincente e testimoniato dagli applausi ripetuti degli spettatori. Un azzardo che ha vinto sul banale, sul déjà vu. Un azzardo che, nel contempo, certifica l’alta qualità degli attori e lo straordinario lavoro del regista Gianleo Licata. C’è da augurarsi che la compagnia teatrale continui nell’azzardo che si trasforma in successo.





