SCIACCA E ACIREALE: UGUALI, DISTANTI, E DIVERSE

Il Corriere di Sciacca e l’AltraSciacca hanno aderito al Forum Terme di Acireale (e tra un pò anche Sciacca). Pubblichiamo un articolo di Carmelo Capitello, pubblicato sul settimanale “Vespri”

La sinergia mediatica tra Sciacca e Acireale continua e dà frutti, al contrario del silenzio di buona parte della politica saccense. Noi del Corriere di Sciacca sull’argomento non diamo tregua, come gli amici di Acireale. Riportiamo un articolo di Carmelo Capitello, pubblicato su Vespri.

C’è è un sottile filo rosso che lega Acireale e Sciacca, così lontane geogra¬ficamente, una in provincia di Catania, l’altra in provincia di Agrigento: le separano 243 km di strada, quasi 3 ore e mezza di percorrenza in macchina. Ma Acireale e Sciacca sono vicine, perché le unisce la stessa malasorte: nel loro territorio insi¬stono gli stabilimenti termali di proprietà della Regione Siciliana che, assai decadenti, presto saranno privatizzati.

Il cammino è appena cominciato: dalla scorsa settimana, ormai è notizia ufficiale, Sviluppo Sicilia Italia, l’agenzia regionale di sviluppo saldamente presidiata da uomini vicini al Presidente Lombardo, sarà l’advisor che assisterà l’assessorato di Armao nelle operazioni propedeutiche all’affidamento della gestione delle Terme ai privati. Ne ha dato per prima notizia l’attivissimo Forum promosso dal Lions Club di Acireale.

A Sciacca, aspettavano Armao a fine luglio per la presentazione di un altro bando, quello preannunciato più volte dall’assessore che prevedeva la selezione sul mercato di una società di consulenza cui affidare il ruolo di advisor. Ed invece, l’avvocato non è solo non è andato a Sciacca prima delle vacanze estive, ma è stato poi costretto a rivedere l’intera procedura, una volta che il Presidente Lombardo agli inizi di settembre decise di avocare a sé l’intera faccenda termale.

Recentemente, l’assessore aveva preannunciato di recarsi nella città agrigentina, ma non c’è andato. Come non è andato nemmeno ad Acireale, nonostante i buoni auspici del deputato regionale Nicola D’Agostino. A Palermo, negli uffici dell’assessorato, sono convinti che le piazze di Acireale e Sciacca siano un po’ “calde” ed emotivamente troppo prese dalle vicende termali, per cui è meglio rinviare all’infinito qualsiasi visita. Un errore di grammatica (della democrazia) imperdonabile: ad Acireale, come a Sciacca, la gente vuole solo sapere.

Stessa sorte, dunque, per le due cittadine che hanno molte similitudini: sono città balnea-ri, termali, a vocazione turistica, dominate dal Barocco, ed entrambe note per il Carnevale. Quest’anno, però, quello di Sciacca non si terrà: non avendo rispettato il “patto per la stabilità”, l’amministrazione locale non è in condizioni di organizzarlo. Ad Acireale, invece, dove da qualche anno opera la Fondazione, la kermesse è al sicuro.

Alla Regione Siciliana però, non avendo interlocuzione istituzionale con le amministrazioni locali, non hanno saputo che a Sciacca il Carnevale non verrà più orga-nizzato. E così accade che sia stata promossa una imponente campagna pubblicitaria nazionale per promuovere insieme le tre manifestazioni di Acireale, Sciacca e Termini Imerese; ma purtroppo il Carnevale saccense non sarà organizzato per il 2012. E non si capisce perchè l’assessore comunale di Sciacca Michele Ferrara, con delega allo spettacolo, si era recato ad Acireale nei mesi scorsi e si era persino incontrato con Margherita Ferro, il liquidatore delle Terme, per studiare possibili sinergie tra le due cittadine. Era solo una gita di piacere per visitare una collega dello stesso partito o si trattava di prendere lezioni dagli amici acesi?

 

Acireale come Sciacca, dunque. Stessa malasorte, le Terme. Medesimo disinteresse della politica verso la vicenda termale. Ferma reazione, invece, della società civile. Ad Acireale, a muoversi per primo è stato il Lions Club che ha dato vita ad un Forum delle associazioni che ad oggi conta 23 adesioni. L’ultima delle quali è stata quella del quotidiano on line Corriere di Sciacca che, nella città agrigentina, è il soggetto più attento a monitorare le vicende inerenti le locali terme. Presto si farà infatti il Forum sulle Terme anche a Sciacca.

Stessa disattenzione nelle due città da parte della politica. Sembrano più attenti i Presidenti dei Consigli comunali. A Sciacca, il presidente del civico consesso Filippo Bellanca si è dimostrato attivo nel chiedere alla Regione l’istituzione di un tavolo di confronto sulle Terme, oltre ad avere invitato per ben due volte in città l’assessore Armao. Ad Acireale, il presidente del Consiglio Pietro Filetti non si è mosso con lo stesso tempismo, ma quantomeno si è dimostrato interessato alle sollecitazioni provenienti dal Forum sulle Terme e ha scritto una lettera al primo cittadino, invitandolo ad adoperarsi per chiedere a Palermo la costituzione di un tavolo Comune-Regione.

I sindaci delle due città, invece, dormono sonni tranquilli e guardano in avanti alle rispettive progressioni di carriera politica. A Sciacca il primo cittadino Vito Bono, alle prese con una difficile situazione amministrativa e politica, ma am-piamente garantito dai deputati Nuccio Cusumano (API) e Roberto Di Mauro (MPA), non è di fatto interessato alle Terme, come se gli stabilimenti fossero localizzati altrove e non nella città che lui amministra. Gli fa eco ad Acireale, anche se la situazione politica in città sembra più tranquilla, il sindaco Nino Garozzo, sostenuto da Basilio Catanoso (PDL) e rispettato pure da Nicola D’Agostino (MPA), ma ugualmente assente dalle vicende termali, salvo poi tornarne ad occuparsene in modo improvvisato quando è sollecitato politicamente da qualcuno dei suoi avversari. Il sindaco di Acireale non ha mai nascosto di essere “infastidito” per tutto il clamore sollevato in questi mesi intorno alla vicenda termale e non vede l’ora che le Terme vengano presto privatizzate.

E poi ci sono loro, le Terme. Insieme, Acireale e Sciacca, da quando sono state trasformate in società per azioni, hanno ac-cumulato in cinque anni perdite complessive per 13.708.907 di euro, un vero e proprio record di inefficienza e “mala gestio”. La privatizzazione formale delle Terme non ha interrotto il dissanguamento finanziario causato dalla Regione in oltre quindici anni di commissaria-mento. Oggi gli stabilimenti erogano attività e prestazioni specialistiche al lumicino, ad Acireale praticamente è come se non esistessero.

Fino a qualche anno fa presidio del PDL attraverso i rispettivi consigli di amministrazione – ad Acireale presieduto da Claudio Angiolucci, a Sciacca presieduto da Carmelo Cantone – le società pubbliche sono state messe in liquidazione, tra il 2010 e il 2011, dal governo regionale di Raffaele Lombardo. Il presidio degli uomini del Presidente rimane però fortissimo. Ad Acireale sono due i liquidatori: Michele Battaglia, potentissimo commercialista palermitano, vicino al MPA e Margherita Ferro, ombra del Presidente ad Acireale, che delle Terme è stata anche amministratore unico, a conclusione del mandato del consiglio di amministrazione.

A Sciacca, opera come liquidatore Carlo Turriciano, più operoso dei suoi colleghi acesi, anche lui amministratore unico, a seguire dopo il consiglio di amministrazione Cantone. Battaglia, la Ferro e Turriciano alternano comportamenti da amministratori (ma non lo sono più), provvedimenti tipici dei liquidatori (ma non hanno ancora approvato i bilanci intermedi di liquidazione) e dichiarazioni politiche (qui si trovano a loro agio), confondendo spesso ad arte le acque. Purtroppo, finiscono per smuovere anche quelle ormai torbide termali.

Duecentocinquanta chilometri di strada separano Acireale e Sciacca, ma tutte le strade portano ancora una volta a Palermo, dove chissà presto potrebbero cambiare gli equilibri politici regionali, con ulteriori inevitabili ricadute sulle vicende delle Terme. Sembra una storia infinita.

 

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