Referendum e nuove alleanze: a Sciacca nasce un laboratorio politico ?

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Il fronte del NO unisce per la prima volta PD, M5S, Verdi-Sinistra e Controcorrente: un test nazionale che potrebbe diventare banco di prova per il futuro assetto politico locale

La consultazione referendaria del prossimo fine settimana è considerata uno degli snodi più delicati del quadro politico italiano in vista del 2026. L’esito non avrà soltanto un valore tecnico sulla riforma della giustizia, ma rappresenterà un vero test di forza per il Governo Meloni. Una vittoria del Sì verrebbe letta come un successo politico per l’esecutivo e, in particolare, per Forza Italia, che ha investito molto sulla separazione delle carriere e sulla revisione del ruolo del CSM. Al contrario, un’affermazione del No infliggerebbe un colpo pesante alla maggioranza, rafforzando l’opposizione e le correnti della magistratura che si sono mobilitate contro la riforma, rallentando di fatto il progetto di revisione strutturale dell’ordinamento giudiziario.

Ma il voto non si esaurisce nella dimensione nazionale. I suoi effetti si riverberano anche sui territori, soprattutto nei Comuni chiamati alle urne per le amministrative delle prossime settimane. E non mancano implicazioni per le città che voteranno nel 2025, come Sciacca. Proprio qui, l’iniziativa referendaria a sostegno del No organizzata sabato sera al Castello Incantato ha rappresentato un passaggio politicamente significativo. Per la prima volta a Sciacca, Partito Democratico, Movimento 5 Stelle, Alleanza Verdi e Sinistra e Controcorrente si sono presentati insieme in un evento pubblico. Un fatto inedito, che va oltre il merito del referendum. L’appuntamento “Uniti a sostegno delle ragioni del NO” ha riunito figure come Ismaele La Vardera, Nuccio Di Paola, Massimo Fundarò e Ida Carmina, convocati da Michele Catanzaro. Presenti anche gli ex assessori comunali Simone Di Paola, Valeria Gulotta e Alessandro Curreri, oltre ai consiglieri che, dopo la rottura con la giunta Termine, sono approdati all’opposizione.

C’è un segnale politico: l’iniziativa sembra un banco di prova per una possibile alleanza futura. Non è un dettaglio che, concluso l’evento, Catanzaro, La Vardera, Di Paola e Fundarò abbiano proseguito la serata insieme, discutendo anche di prospettive politiche. Dall’entourage del leader di Controcorrente che con il suo movimento cresce di giorno in giorno, confermano che di Sciacca si sta parlando ma che al momento ci si concentra sulle elezioni di Agrigento. Il tempismo infatti non è casuale: pochi giorni prima, nel capoluogo, le stesse forze politiche avevano trovato un accordo su un candidato unitario (di Controcorrente) alle imminenti amministrative. Un precedente che pesa e che molti osservatori considerano un modello potenzialmente replicabile anche a Sciacca. Il quadro locale, però, a Sciacca è più complesso. Il centrosinistra saccense è oggi lacerato in modo profondo dopo la frattura tra l’amministrazione Termine, una parte del PD, il M5S e i Verdi, con Controcorrente che è sempre stata all’opposizione. La variabile più ingombrante resta proprio il sindaco Termine, ancora iscritto al PD e protagonista di un duro scambio di sfiducie con il gruppo che fino a pochi mesi fa lo sosteneva. All’iniziativa del Castello Incantato il primo cittadino non era presente, ma c’era il suo più stretto collaboratore, Francesco Dimino: un segnale che non passa inosservato. In questo contesto, immaginare un “campo largo” con Termine nuovamente candidato a sindaco appare oggi improbabile, alla luce dei toni e delle distanze maturate. Ed il dialogo tra Catanzaro, Di Paola e La Vardera, che a Palermo oltre che della prossima tornata elettorale regionale, discutono anche di Sciacca, indica che c’è un interessante cantiere politico aperto. L’iniziativa referendaria potrebbe essere stata soltanto il primo passo verso un nuovo assetto locale, con possibili ricadute già nei prossimi mesi. E con sviluppi potenzialmente clamorosi se la frattura interna al PD non dovesse ricomporsi.