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LETTERANDOINFEST: STASERA INCONTRO CON CLAUDIO FAVA. CONVERSAZIONI SUL LIBRO “MAR DEL PLATA”

Oggi alle ore 19, nella sala degli Archi della Badia Grande, il direttore della nostro giornale, Filippo Cardinale, converserà con il giornalista-scrittore Claudio Fava, insieme al giornalista de La Repubblica, Salvatore Ferlita.

L’occasione è la presentazione del libro “Mar del Plata”, una storia vera raccontata con passione. L’Argentina della diddatura dei colonnelli, dal 1976 al 1983, che uccise 30.000 persone e 2.300 politici. Un perido caratterizzato dalla massiccia violazione dei diritti umani e civili nei confronti della popolazione con l’utiizzo di torture, omicidi, sparizioni.

MAR DEL PLATA
Immaginate un giocatore di rugby. Teso, attento, pronto allo scatto e a resistere alle cariche, ai placcaggi, a tutto. Solo che quest’uomo non è un giocatore di rugby come gli altri: lo si capisce quando comincia a raccontare quella partita, e le altre cento che l’hanno preceduta. Si chiama Raul, è argentino e la squadra per cui sta giocando non esiste più. Morti, tutti, durante gli anni della dittatura. Lui è l’unico sopravvissuto.
Una squadra di fantasmi. Che un tempo era la squadra più forte d’Argentina. Un tempo funesto, il 1978. Qualcuno si illude che lo sport sia un terreno neutrale e che altrove, lontani dal campo di rugby, stiano anche i generali e la repressione di un regime che in pochi anni farà ventimila morti. Che c’entriamo noi con la dittatura? Noi che diamo l’anima sul campo? Poi uno di quei ragazzi, uno che di mestiere fa l’operaio e in fabbrica parla e pensa ad alta voce, scompare. La domenica successiva i suoi compagni chiedono un minuto di silenzio prima della partita. Invece di minuti ne passano dieci. Dal giorno dopo cambia tutto.
Mentre l’Argentina si prepara a trasformare i campionati del mondo di calcio del 1978 nella vetrina del regime, tra la giunta militare e quei ragazzi si accende una sfida che non prevede armistizi. Uno dopo l’altro i giocatori spariscono: ma per ogni giocatore ucciso, un ragazzino del vivaio viene promosso titolare. E così, mentre il mondo celebra l’Argentina campione del mondo di calcio fingendo di non sapere cosa stia accadendo, i ragazzi del Rugby La Plata continuano a giocare, a vincere, a parlare ad alta voce. E a morire.
 Dei titolari ne resta in vita solo uno: Raul. L’ultima di campionato si porta in campo una squadra di ragazzi. Giocano, e vincono. Per la giunta militare, che assiste con le divise tirate a lucido dal palco d’onore, sarà l’inizio della fine. Una storia vera, raccontata con la passione, l’amore e il rispetto che meritano i grandi eventi della Storia.

 

Redazione Corriere

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