LA SETTIMANA TERRIBILE DI VITO BONO, TRA GAFFE DIPLOMATICHE E LITIGI TRA LA MAGGIORANZA

EDITORIALE

Deve essere davvero un peso troppo faticoso da portare sulle spalle per Vito Bono. Quando gli balenò per la testa l’idea di candidarsi, certamente non poteva immaginare ciò che lo avrebbe atteso. Quella poltrona all’ultimo piano dell’ex convento dei gesuiti non è da relax, specie per una città che presenta aspetti assai complessi per governarla.

Al di là delle buone intenzioni da parte del medico “prestato” alla politica, certamente Vito Bono ha compreso quanto sia diverso il ruolo dell’oppositore da quello dell’amministratore. Ma, soprattutto, quanto sia necessario avere carisma, esperienza politica e amministrativa per guidare la città.

Il sindaco ha attraversato una settimana densa di gaffe diplomatiche. Non era presente al convegno su Alcide De Gasperi dove era presente la figlia del più grande statista che l’Italia abbia mai avuto. La figlia ha collaborato con il padre quando De Gasperi era Presidente del Consiglio dei Ministri. Poi, nel sottoscrivere la convenzione con il Tribunale, che prevede l’espiazione alternativa della pena per i reati minori (in particolare quelli del codice della strada) con l’espletamento di lavori di pubblica utilità, dimentica di invitare i due consiglieri comunali Fabrizio Di Paola e Ignazio Bivona, che sono stati i promotori dell’iniziativa. Il sindaco dimentica anche di invitare il Presidente del Consiglio comunale. L’ultima vicenda è collocabile venerdì scorso. Il sindaco scrive al Presidente del Consiglio comunale evidenziando che la Fondazione Carnevale non è tra le priorità dell’Amministrazione. Filippo Bellanca, insieme ai rappresentanti delle Commissioni comunali Spettacolo e Affari Generali, nel corso di una conferenza stampa appositamente indetta, annunciano di ritirare la proposta.

Il clima all’interno della maggioranza è tesissimo. Parte del Pd contro un’altra parte, Pd che con Marinello getta benzina sull’Api e sulla parte avversaria dello stesso Pd, Fli e Mpa che sono ai ferri corti. In tale quadro, il sindaco è un inerte spettatore, spesso preso dai nervosismi che lo inducono ad abbandonare le riunioni di maggioranza. La patologia che ha colpito la maggioranza è grave e incurabile. Non ci sono terapie capaci di curarla. Qualsiasi pilloletta è solamente un palliativo. Vito Bono ha perso il controllo della sua nave. Si naviga a vista in un banco di nebbia esteso. Resterebbero due anni di lavoro a favore della città. Ma sono pochi per realizzare quei due, tre punti programmatici che la maggioranza intende (a parole) individuare per il rilancio della maggioranza.

La sensazione è che ormai all’interno della maggioranza si pratica una tattica di distacco. Tutti vogliono staccare la spina, ma non trovano ancora il coraggio di farlo. La città guarda, esprime una sensazione che è lontana anni luce da quella che portò Vito Bono a conquistare la poltrona di sindaco. E in città domina il sentiment del cada Sansone con tutti i filistei. Questa città ha bisogno di ricevere un atto di coraggio, per il suo bene.

Filippo Cardinale

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